Caro Ambrosoli, le nostre primarie faranno bene anche a te

E’ bene che anche Umberto Ambrosoli  conosca la storia delle primarie del centrosinistra. Nate dalla rete, da una comunità di attivisti, da una lista politica di discussione.

La Pro-Prodi, una delle prime in assoluto in Italia, avviata da Joy Marino sui server It.net di Genova nel lontano 1996.

Facemmo allora, noi sostenitori dell’Ulivo, il primo meet-up. Prima dei meet-up.

Si discuteva di un Ulivo moderno, contro un sistema di partiti di sinistra vecchio, bolso, e autocratico. Si discuteva di partecipazione. E tra gli oltre 200 aderenti alla lista giravano per la prima volta termini come “Partito democratico” (molto all’americana) e quindi primarie come metodo di selezione della sua classe dirigente.

Nel 2005, con il ritorno di Prodi dalla Commissione europea si pose il problema della sua concorrenza con Rutelli sulla leadership della coalizione. Questo blog (ma anche tanti altri, ex di Pro-Prodi e non) propose l’avvio di primarie pubbliche.

E poco dopo si tennero. Prima fu la volta di quelle,  un po’ sperimentali, pugliesi in cui vinse Vendola. E  poi….tante altre.

Mi spiace quindi, caro Ambrosoli. Le primarie sono nel mio e nostro dna ormai di democratici. Se vuoi sei il benvenuto a correre con Kustermann, Pizzul e altri. Potrai probabilmente vincere pulito. E poi fare tutte le estensioni di coalizione opportune.

Ma, almeno per me, le primarie, questo piccolo pezzo di Italia migliore che abbiamo costruito assieme vengono persino prima di una presidenza lombarda.

Le concepimmo come competizioni aperte, tra esponenti che condividevano un progetto di massima.

Le concepimmo quantomeno per ridimensionare il potere di apparati e nomenklature. E ridare respiro a un mondo in asfissia.

Nel caso lombardo un accordo di vertice tra segretari Pd, Ambrosoli e altri ci farebbe tornare di colpo indietro di vent’anni.

L’opposto esatto di quella che fu la vicenda Pisapia, altro candidato “scomodo” che vinse alle nostre primarie.

Fai anche tu  il candidato “scomodo”, Ambrosoli. Se c’è da attaccare il pc penatiano, il sistema Sesto e altro che ci si tiene in pancia, fallo.

Se c’è persino da modificare il progetto di massima, mettendo un patto civico, per accogliere la tua candidatura (centrista), è ok.

Ma stai dentro questa regola che ci ha evitato la dittatura berlusconiana.

 

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Non funziona così, caro Casaleggio

Sulle questione trombati a cinque stelle un seguito, e bello grosso, lo trovate qui, sul blog di Grillo. Centinaia di commenti negativi, alcuni molto negativi.

Per comodità di lettura, nella selva, vale anche un riassunto di Repubblica.

E’ chiaro che Casaleggio, con le sue regolette primitive,  sta creando un vulnus tale da abbattere le speranze di democrazia dal basso degli aderenti di questo movimento.

In nome del desiderio primordiale di una rappresentanza parlamentare controllata.

E per moltissimi del 5stelle la speranza di democrazia reale è praticamente tutto.

 

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Trombati a cinque stelle?

Scrive Tavolazzi:

Le regole per le candidature del M5S alle politiche 2013, sono state calate dall’alto, decise dallo staff con un comunicato politico sul blog, in assenza di confronto con gli iscritti e di votazioni. Un’operazione verticistica, che vìola l’art. 4 del Non Statuto e che ha escluso i tanti gruppi M5S sul territorio, gli attivisti non candidati e che pare non prevedere possibilità di condivisione e discussione. Non esistono, inoltre, garanzie di controllo e trasparenza sulle operazioni di voto e sui risultati elettorali, gestite dalla Casaleggio ed Associati, che non di rado ha censurato post o commenti nel blog e nel portale. In parlamento andranno i nominati cinque stelle, appartenenti ad una lista chiusa di candidati certificati in precedenti elezioni comunali o regionali. Il gruppo nominato comprende ovviamente anche chi abbia partecipato da capolista a ripetute elezioni comunali e regionali, senza essere mai stato eletto. Con una mossa, Casaleggio ha deciso di non utilizzare alcun processo democratico per la selezione dei candidati, un principio fondante del M5S. Attingendo dall’archivio delle liste M5S, egli ha scelto, senza consultare gli iscritti, di bloccare la candidatura a cittadini M5S, che pur dedicando tempo e impegno al progetto, per ragioni varie non hanno potuto o voluto candidarsi. E ciò benché Grillo abbia più volte promesso che chiunque, dotato dei requisiti previsti dal non statuto, avrebbe potuto candidarsi. Molti territori non potranno presentare liste M5S. Casaleggio ha offerto al Movimento regole preconfezionate da tempo, dopo aver sprecato anni preziosi per la costruzione degli strumenti per la democrazia interna. Ora viene agitato l’alibi del ritardo e si danno quattro giorni per accettare una candidatura al parlamento, graziosamente offerta tramite mail personale a firma dello staff. Tra i destinatari c’è anche chi in passato era stato messo in lista per fare numero, ma da anni non partecipa all’attività del M5S e magari sostiene altre formazioni politiche. Costoro potrebbero andare in parlamento a rappresentare il M5S! Siamo tutti sicuri che è ciò per cui abbiamo faticosamente lavorato?

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C0sa se ne deduce? Che il partito da 20-25% dei voti al prossimo Parlamento sarà composto da soggetti tratti dalle liste elettorali M5S di precedenti tornate elettorali. Tra questi bravi attivisti sfortunati, ma anche trombati, riempitivi di lista… Di sicuro, tutti, dei “miracolati” che dovranno esclusivamente a  loro altezze reali Grillo e Casaleggio la loro nuova impensabile poltrona. Quindi dei docili soggetti  sotto il controllo diretto del regista occulto. Grazie al  “casaleggium” abilmente imposto dall’alto al movimento.

A essere cattivi saranno dei “trombati a 5 stelle”.

Complimenti G&C.

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Ancora cinque anni

Il messaggio lanciato ieri da Angela Merkel è terroristicamente chiaro: «Ci vorranno più di cinque anni per superare l’attuale crisi economica. Dobbiamo trattenere il respiro per cinque anni o più».

Pronunciato durante un’assemblea del suo partito (la Cdu) potrebbe apparire esagerato,  volutamente eccessivo, una forzatura per affrontare sulla linea del rigore le prossime scadenze elettorali.

A me però non pare affatto una forzatura. Specie se se si giustappongono crisi fiscale europea e crisi fiscale Usa, l’autentico banco di prova della prossima presidenza a Washington.

La crisi americana è la madre di quella europea, fin dal 2008. E non è affatto risolta, ma solo tamponata. E fa paura a molti. Ai meglio informati.

Speriamo di non finire come gli Usa,  così La Stampa titola oggi in modo eloquente un’analisi di Mario Deaglio sulla fragilità di bilancio americana, e sull’incognita del “fiscal cliff”, la scadenza degli sconti fiscali generosamente accordati da Bush e il rischio ravvicinato di una grande crisi di bilancio.

Anche Carlo Bastasin , sul crinale statunitense, ci spiega l’arcano dei cinque anni aggiuntivi della Merkel:

… Chiunque vinca (le presidenziali Usa, ndr), il 2013 sarà l’anno cruciale per il futuro fiscale americano. Il voto di martedì ci dirà quali saranno i nuovi rapporti di forza a Washington, ma senza un rapido accordo, le agenzie di rating potrebbero declassare ulteriormente il debito Usa. La capacità americana di fornire al resto del mondo titoli sicuri in cui investire non terrebbe più il passo con la crescita dell’economia globale. Il ruolo di valuta di riserva dovrebbe essere coperto anche da altre valute. L’unicità americana, il privilegio esorbitante di battere moneta per il mondo, potrebbe finire di colpo. In parte questo dipende dal destino dell’euro. E questo a sua volta dipende dal destino italiano. Il riferimento un po’ sprezzante al Sud Europa nasconde dunque una delle partite economiche più importanti dei prossimi anni.

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Questa catena di eventi, altamente probabile, presuppone un dato: che l’Euro sia sufficientemente forte per reggere il “passaggio epocale” del ridimensionamento del dollaro come moneta di riserva globale.

E questo euro forte è paradossalmente proprio il futto della crisi.  Sta nei “cinque anni” di rigore, riforme strutturali e pareggi di bilancio previsti dalla Merkel. I “cinque anni” quindi sembrano più un gigantesco progetto politico (anche di aiuto a un’economia Usa “insostenibile”) che una previsione apocalittica.

Infine,  un progetto politico un leader lo  annuncia, di solito,  in un congresso del proprio partito. Sede naturale. Esattamente come ha fatto Frau Angela.

I cinque anni di rigore a leadership tedesca sottendono quindi non solo i conti in ordine nell’eurozona ma ben di più. Un sistema monetario globale non più imperiale. Non più una sola moneta di riserva ma più monete. Una Bce, di conseguenza, un po’ più simile alla Fed. E così per altre banche centrali (come quella cinese). E quindi la modifica dei rapporti di forza nel mondo.

Se questo processo, in Europa, dipende dalla tenuta di Italia e Spagna (in particolare la prima) credo si assisterà a una forte, palese e non, campagna per il mantenimento di governi pienamente compatibili con questo processo-progetto. A partire dalle nostre prossime elezioni di aprile 2013.

 

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Quattro stelle

Abbiamo atteso per anni un portale che consentisse di votare programma e candidati. Ci ritroviamo invece in un Movimento che, in nome di uno straordinario risultato elettorale, calpesta i più basilari principi democratici, diramando comunicati politici pensati da una manciata di persone sconosciute. Un Movimento definito come “senza leader” che scopre oggi di avere un “capo politico”, che delegittima ed umilia persone che hanno dedicato anima e corpo ad un progetto in cui si identificavano. Un Movimento che trascura qualsiasi progetto formativo, che possa elevare le competenze di cittadini ed eletti, che lascia libertà di azione sul territorio, ai limiti dell’anarchia, ma colpisce presunte ingerenze nelle scelte nazionali. Un Movimento che allontana le persone che si dimostrarono preziose nella costruzione del M5S quando aveva zero elettori, ma ora, raggiunti i numeri elettorali, diventano superflue per parlare alla pancia degli italiani. Come pensano Grillo e Casaleggio di utilizzare i voti chiesti per cambiare il paese, se al tempo stesso non agiscono coerentemente per far crescere confronto delle idee, competenza, capacità progettuale e trasparenza? A che serve mandare a casa la casta, se non sapremo dare risposte giuste ai problemi del paese, obbiettivo che richiede scelte condivise? Dimostrato che non v’è interesse per lo sviluppo e la crescita del collettivo, né per la creazione di un programma nazionale adeguato, discusso e condiviso (infatti è congelato da tre anni), neppure per promuovere a livello nazionale consultazione e democrazia diretta per la definizione delle regole che sono di tutti, ed infine che non v’è trasparenza e possibilità di controllo da parte della rete nella gestione delle informazioni relative al portale, qual è l’obiettivo ultimo di Casaleggio?

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La critica puntuale al “porcellum” di Beppe Grillo viene da Valentino Tavolazzi, espulso con tutta la sua lista ferrarese dall’accesso al marchio ufficiale del 5 stelle. Tavolazzi, insieme a Favia, Salsi e altri forma l’area dei “dissidenti” nel movimento.

Inutile dire che quanto lui afferma (lettura consigliata) è di importanza cruciale per l’entrata piena in politica di una nuova generazione, per il cambiamento del sistema, per l’Italia.

 

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Regione Sicilia, e poi Lombardia e Lazio

La rivoluzione politica siciliana è potenzialmente bellissima. Personalmente la interpreto così. Gli 800mila elettori che hanno deciso di astenersi sono, in gran parte, soggetti che vivono culturalmente (e praticamente) la politica come scambio. Io ti dò il voto e tu mi dai qualcosa.

La regione Sicilia, con i suoi 150mila stipendiati (diretti e non) è il prodotto di questa politica di scambio, e non di progetto.

Ora però i soldi sono finiti. La Regione è a rischio ravvicinato di bancarotta.  Ora, comunque vada, si aprirà la fase, durissima, del riequilibio.

In questo contesto si inserisce il 15% conquistato da M5s. A leggere le biografie dei giovani eletti si capisce che siamo in presenza di attivisti di progetto. Dalle scorte civiche ai magistrati di Caltanissetta promosse da Cancelleri alle iniziative nell’agricoltura a km zero.

Non sembra che si aspettino scambi, per sè o per altri. Ma nuovi spazi per generare sviluppo, speranze concrete per i giovani siciliani.

Qui si gioca la vera sfida di Crocetta. Non nel ragganciare i resti della vacchia politica. Ma nello stabilire, sui progetti, un sistema di connessioni. Fondamentale anche per la sua dichiarata attività di risanamento.

Tra poche settimane, concludo, uno scenario simile potrebbe presentarsi in Lombardia. Invito quindi il Pd a una seria riflessione. Sul futuro dell’Italia.

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I mercati hanno paura di Berlusconi, l’Italia no

Oggi lo spread è salito, segno internazionale di paura di fronte ai rigurgiti politici del condannato in primo grado per maxi-evasione. Però tutti i bot sono stati venduti alla grande, otto miliardi, e a tassi in calo. Come interpretare tutto ciò?

Non è che per caso centinaia di migliaia di risparmiatori e investitori italiani ritengono ormai Berlusconi ininfluente sulle proprie valutazioni di rischio? Alias lo ritengono un arnese del passato?

Metterei questo paramentro anche nei modelli della City, di Francoforte e di Wall Street.

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I campioni dei vent’anni

Prima D’Alema, con il suo riluttante passo indietro. Poi Berlusconi, che annuncia con le fanfare il suo nobile ritiro e il giorno dopo si vede appioppare una condanna come mega evasore fiscale, costruttore di fondi neri esteri (anche nel preiodo di governo) come “criminale naturale”. Oggi infine la dichiarazione da parte di Filippo Penati del suo abbandono della politica. E le dimissioni della giunta Formigoni (ma non del sistema di potere ciellino creato da lui nella sanità lombarda).

D’Alema, Berlusconi, Penati, Formigoni. I campioni di vent’anni di degrado italiano, di stagnazione, di arricchimenti, di sperperi e corruzione. Escono di scena. O almeno dicono.

Forza, un ciclo si sta realmente chiudendo nella grande crisi italiana. Facciamoci avanti per ricostruire.

Ci vorranno anni per risanare la sola Regione Lombardia (non parlo del Lazio e Sicilia). Cercansi giovani, preparati, incorruttibili e coraggiosi. Cercansi servitori della Cosa Pubblica esperti e altrettanto coraggiosi. Un’alleanza intergenerazionale tra italiani integri sarà decisiva.

Il resto sono parole.

 

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Il 117 sta votando

L’analisi precedente, a dispetto della sua apparente farraginosità, ci permette di capire il vero problema dell’Italia. Se anche la più accreditata delle sue grandi forze politiche (il Pd) non riesce a partorire un progetto all’altezza della crisi italiana, siamo in presenza di un enorme gap di credibilità.

Dal 2013 al 2020, almeno, l’Italia varà vitale bisogno di reistituire un sistema di regole, degradatosi in decennio (ben prima della megalegislatura Craxi-Berlusconi). E’ l’unica possibilità per restare sui mercati e per investire in capitale umano, industria e futuro.

L’assenza di questa zavorra, che grava su imprese, lavoro e società, avrebbe garantito tra il 1970 e il 2000 una crescita economica due volte superiore

Infine per tornare a risparmiare e avere finalmente un’accumulazione produttiva di capitale, bloccatasi dagli anni 60.

Questa vicenda (reale) è poco insegnata persino nelle facoltà di economia italiane. Ci tornerò, ma non voglio tediarvi con gli antichi relitti della grande industria italiana, dal 1950 ad oggi.

Oggi il passaggio si chiama legalità come motore del risanamento. E nessuna forza politica lo ha realmente in programma. Non il Pdl, non Grillo, solo a fugaci mezzitoni il Pd.

Quindi….chi può impersonare questo progetto vitale?

Il 117 sta già votando. Gli italiani denunciano alla Guardia di Finanza, a ritmo doppio, evasioni, illegalità e lavoro nero. C’è meno rassegnazione e omertà, anche a causa della crisi. Qualcuno credibilmente ha però, fin da gennaio, dato il segnale giusto. Questo governo.

Diciamocelo chiaro. Invito caldamente a ripetere nelle urne questo fenomeno. Fino a coinvolgere quel 45% degli elettori messosi alla finestra.

In alternativa: che Bersani e il Pd la smettano. Caccino i corrotti (Penati in primis) e scrivano (e poi attuino) un progetto politico come si deve.

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Primarie a legalità limitata

Se posso non scelgo a caso. Cerco di fare dei confronti. Specie se è in ballo chi dovrà governare l’Italia nei prossimi 5 anni difficili e cruciali. Si deciderà intorno al 2015-2017 se il mio Paese sarà definitivamente in default o avrà cominciato a invertire un lungo processo di avvitamento, a mio avviso iniziato nel 1962. Con l’inizio della lunga era dell’irresponsabilità politica.

Le elezioni del 2013 saranno quindi un cosa piuttosto seria. Almeno spero.

Mi sono fatto alcune convinzioni elementari al riguardo. In sintesi: la destra italiana, dopo il disastro Berlusconi, è oggi di fatto fuori gioco, frantumata nella sfiducia collettiva e priva di idee credibili.

Grillo&Casaleggio al massimo prenderanno un 20%. E al momento non danno mostra di idee o programmi politici reali, salvo qualche balla emotiva sull’uscita dall’euro e altre amenità. Casaleggio costruirà a tavolino un suo programma (invece di farlo sviluppare alla rete dei 5 stelle, come hanno fatto i pirati tedeschi) e forse imporrà i suoi candidati. Alla fine emergerà chiaro il carattere manipolatorio di questo leader occulto. E tanti giovani in buona fede si regoleranno di conseguenza.

Dove è la vera scelta politica di governo? Di fatto, dentro il Pd. Dove si combattono due proposte: Renzi contro Bersani.

Il primo ha già ottenuto un risultato quasi storico. Grazie all’autorinuncia di Veltroni a candidarsi al Parlamento ha di fatto costretto il pilastro della conservazione Pd, Massimo D’Alema, ha annunciare un passo indietro di qualche sorta.

Se così sarà l’Italia gliene sarà grata (nutro ancora molti dubbi che D’Alema, e soprattutto il suo sistema di potere dentro e fuori il Pd, possano davvero accettare un passo indietro). Ma tant’è. Il lider Maximo è stato messo per una volta alle corde. E la sua capacità di incidere su Bersani e il Pd si è ridotta.

Ora però l’attenzione passa, dalla rottamazione, alle idee. E qui mi sono andato a leggere le 12 schede che Renzi ha messo sul suo sito, confrontandole con le 10 proposizioni di Bersani.

Devo dire che Bersani è più efficace. Le sue 10 idee sono di sinistra, ragionevoli, e ragionevolmente vaghe. Si percepisce anche il sottofondo vero. Noi andremo al governo e…..ci terremo Monti (spingendolo però a non rompere i nostri paletti fondamentali). Di fatto questo è il messaggio (non potrebbe essere ovviamente esplicito,  data la natura della competizione a premier delle primarie stesse. E data anche l’alleanza con Vendola, dove Sel vede come fumo negli occhi la riproposizione del premier attuale).

E’ una strategia chiara, comprensibile, istintivamente condivisa dal 50% degli italiani. Niente voli pindarici, si farà quello che si potrà, si cercherà di fare di Monti una sorta di nuovo Ciampi (il precedente curatore fallimentare della Repubblica nel 1992).

Scusate se liquido Bersani così, ma cerco di andare all’essenziale. E dal punto di vista di una strategia credibile per i critici prossimi 5 anni.

Renzi invece è una storia diversa. Lui descrive nelle sue 12 schede un vero e proprio programma politico, anche piuttosto dettagliato. Il concetto di fondo è: se vinco governo io, mica Monti.

Come? Beh, l’asse portante del progetto di Renzi (almeno nelle parole scritte sul web) mi pare centrato su un grande trasferimento. Dalla spesa pubblica e dall’evasione fiscale verso il welfare (sostegno alle famiglie povere, asili, studenti….). Una redistribuzione di risorse abbastanza importante. Ce va dall’alienazione del patrimonio immobiliare pubblico per ridurre il debito (previsto anche da Monti), al taglio sulle spese pubbliche di beni e servizi e a quelle “intermediate” (alle imprese).

Discutibile, e molto, l’idea di aggregare Agenzia delle Entrate, Guardia di Finanza e giustizia fiscale nel pieno di uno sforzo senza precedenti contro l’evasione. Forse Renzi non sa che è meglio fare queste riforme, pur validissime, al momento opportuno. Per non trovarsi con una macchina fiscale paralizzata proprio quando serve.

Ok. Queste risorse, che Renzi sostiene realisticamente mobilitabili, dovranno andare in riforme di modernizzazione in molti settori. Potenziamento della scuola pubblica, riscrizione all’inglese delle regole universitarie, investimenti nel turismo e nelle opere pubbliche effettivamente necessarie, e-government fiscale a livello europeo….

Insieme a una forte spinta sulle liberalizzazioni, dalle banche alle assicurazioni fino alle utilities.

Ho riassunto male le 12 schede perchè dentro c’è molto di più. Alcune sembrano scritte da giovani scienziati politici e economisti con una evidente esperienza europea. In queste migliori pratiche europee da portare in Italia sta  forse il meglio del progettto.

Il programma di Renzi non è quindi dannoso nè sbagliato. Per quello che scrive è positivamente bello. Però è parziale.

Mi spiego. Le politiche di Monti hanno a già mostrato il loro limite nell’impulso alla crescita. E temo che per Renzi sarà la stessa cosa.

Renzi descrive un buon adeguamento agli standard europei in molti settori (fisco, università, welfare, tribunali, mercato del lavoro….) ma non ci sono idee-forza.

Qualsiasi euro pubblico si metta in un progetto viene taglieggiato dai network corrotti imperanti. Risultato: vendiamo patrimonio pubblico, tassiamo (o non de-tassiamo), contrastiamo l’evasione e poi……il solito assalto alla diligenza?

E’ molto sfocato infatti (e vale anche per Bersani) il tema della legalità. Certo, sia Bersani che Renzi includono un intervento sul conflitto  di interessi e sul falso in bilancio. Renzi accenna a tempi di processo più brevi, ridisegno di alcuni reati e pene, tribunali più efficienti. Ma il grande tema della legalità, al centro della storia d’Italia dai tempi di  Craxi e Andreotti, poi del primo default ddel 1992 e di Mani Pulite non compare, se non indirettamente su alcuni punti. E altrettanto vale per la lotta alla corruzione. Eppure il macigno del debito pubblico italiano nasce in gran parte da lì. E il vero cambiamento storico è lì. In regole effettivamente rispettare da tutti.

Come mai questo “downgrading” della legalità in ambedue i programmi di origine Pd?

Già, Bersani ha i suoi Penati con cui fare i conti. E Renzi alcuni  piccoli problemi passati alla Provincia e ora al Comune di  Firenze. Ambedue non sono dei novellini, ambedue fanno parte di un partito che ha la sua bella zavorra, da Tarantini al sistema Sesto.

Ma anche: ambedue (soprattutto Renzi) puntano all’elettorato Pdl in libera uscita. Che non gradisce molto il tema “giustizialista”, come è noto (e come è esperienza del degrado degli ultimi vent’anni berlusconiani).

Risultato: due progetti politici monchi, deludenti, e proprio sulla parte “difficile” che invece richiederebbe leader realmente al di sopra delle parti.

In sintesi. Il sogno che Renzi realmente ci propone è solo la sua età (percepita). E l’esclusione dal potere di alcuni personaggi decotti. E Giorgio Gori, il cervello di Mediaset e coordinatore della sua campagna elettorale, lo ha capito e ci sta vendendo  questo. Il che non sarebbe nemmeno poco, data l’esclusione delle fasce  più giovani dalla classe dirigente.

Infine: Quale certezza abbiamo che questi “pezzi di carta” non restino tali? Implicitamente il programma di Bersani è “garantito” da Monti. Chi ci garantisce che Renzi, una volta scritte (o fatte scrivere) le sue 12 schede, le metta davvero in atto? Chi garantisce Renzi? Il partito Pd e le sue tremila cordate interne? Gori?

Quale accredito avrebbe Renzi, con questo programma bellino ma astutamente monco, presso l’Europa e i mercati internazionali?

Tutto sommato, ma solo se letto tra le righe, il progetto politico implicito di Bersani sembra quindi più credibile. Propone la continuità con il presente governo. E Monti non ha bisogno di nessun Gori o Casaleggio. Il suo programma è il 120% quello di Renzi. Con qualche parte mancante (e decisiva) in più.

 

 

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