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E-democracy d’emergenza
“Un referendum online fra gli iscritti boccia un’intesa per Palazzo Chigi. Il segretario provinciale Cornelli: “Non ne possiamo più di assistere a giravolte di 180 gradi senza che nel partito ci sia alcun tipo di confronto”
Domenica scorso ho sentito un autorevole esponente dell’amministrazione Pisapia, un signore che si dice anche di sinistra, proclamare che per lui “la partecipazione è solo faccia a faccia, e non schiacciare un tasto dietro a un monitor”. Mi domando se questo signore oggi la pensi ancora allo stesso modo, dopo i referendum volanti online , di queste ore, dentro il corpo martoriato del Pd. Negare la partecipazione in rete infatti significa privarci di un’arma fondamentale per far sopravvivere un po’ di democrazia in questo disgraziato paese.
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Il partito con i vermi dentro
Qualcuno ricorda quello strano attentato dell 2005, quando fu manomesso il circuito dei freni dell’auto della Forleo e moririno i suoi genitori? Bè in quei giorni la Forleo gestiva l’indagine Antonveneta, ovvero la scalata truffaldina da parte di Unipol (leggi Ds) alla banca, che poi trascinerà a fondo il Monte dei Paschi (altra banca diessina).
“davvero, abbiamo un banca?” esclamò al telefono il segretario Pd Fassino parlando con Gianni Consorte, regista dell’operazione. E Massimo d’Alema: “facci sognare!”. Fin qui arrivarono le intercettazioni. Ma probabilmente c’era molto di più, nel verminaio che si nasconde nel Pd (ma che ieri abbiamo visto all’opera).
Infatti:
A rendere ancora più infuocata la corsa al Quirinale mancava solo lei: Clementina Forleo. La gip del caso Unipol-Antonveneta, che all’epoca vide coinvolti anche i vertici del Pd, seppur senza conseguenze penali. Un’acerrima nemica dei Ds dunque, ma soprattutto di uno dei suoi dirigenti più rappresentativi: Massimo D’Alema, che è tutt’altro che fuori dalla partita per il Colle.
La vendetta della Forleo – E’ così profondo l’astio che la Forleo nutre nei confronti del Lider Maximo, che l’ha attaccato sul proprio profilo facebook, annunciando di pubblicare tutte le telefonate di quell’indagine che lo riguardano. Scrive la Forleo: “Promessa del tardo pomeriggio: se eleggono D’Alema a Capo dello Stato, ogni sera su questa bacheca una puntata delle sue conversazioni intercettate e un solenne grazie alla Procura di Milano”. Parole di fuoco, per una vendetta che la Forleo attendeva da chissà da quando. Considerando il ‘tono’ del post, le telefonate devono essere di quelle che scottano. D’Alema, e i 34 che l’hanno votato alla terza votazione di oggi, sono avvisati.
(via www.liberoquotidiano.it)
No Amato No!
Sommessamente, e nel mio piccolo di uno che ha aperto il blog dal 2002 (e non ha mai smesso di dirlo) grido: no Amato no! Il dottor sottile di Bettino Craxi è uno dei principali responsabili dell’attuale coma italiano. Colui che consigliava e gestiva lo schifo craxian-socialista, alleato a quello andreottiano, che portarono il debito pubblico italiano al 120% del Pil.
Salvo a ergersi, quando nel 1992 il paese era di fatto fallito (e Craxi cacciato a pedate e monetine ad Hammamet) a risanatore, con la facile imposizione di tasse e prelievi.
Giuliano Amato è stato poi uomo di D’Alema, degli inciuci, delle tante truffe ripetute. Boss del Monte Dei Paschi. Pubblicamente finto integerrimo, in realtà protagonista della peggiore sinistra. No, una presidenza Amato sarebbe la cifra del coma profondo, e terminale, di questo paese. Che non lo merita.
P.s. Fate una semplice equazione, al di là delle logge massoniche di appartenenza. Amato è un vecchio craxiano. Berlusconi pure, dovette a Bettino la sua fortuna televisiva. Le conseguenze, tra compari…..altri sette anni di inciucio, di corruzione, di acquiescenza all’illegalità. Fino alla repubblica delle Banane. No, basta.
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Finale di mandato
Che brutto finale di mandato, caro Presidente. Prima la nomina dei cosiddetti saggi, con il risultato di trasferire al successore l’ardua scelta di un possibile capo di Governo. Poi i riferimenti, nemmeno troppo velati, alla necessaria alleanza tra Pd e Berlusconi. E infine questa battutina sui “moralizzatori fanatici” che distruggono la politica.
Ne avessimo avuti al governo di questi moralizzatori fanatici, li avessimo avuti all’Unipol, al Monte dei Paschi, nella Napoli di Bassolino e in tanti altri posti dove il Pd ha governato. Ne avessimo avuti quando c’era da decidere sull’eleggibilità di Berlusconi, sui conflitti di interesse….
Abbiamo invece avuto sostenitori di inciuci a ripetizione. E oggi l’Italia sta morendo.
La saluto quindi, Presidente. Sperando vivamente che il suo successore appartenga, il più possibile, al genere moralizzatore da lei tanto temuto e vituperato.
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Grillo, il congelato
C’è un buco nero che salta agli occhi leggendo i post sul blog di Beppe Grillo. Fateci caso, ma non c’è la crisi. C’è la guerra dei buoni contro i cattivi, c’è la palingenesi a cinque stelle, c’è il mitico reddito di cittadinanza, ma non c’è la crisi.
C’è, intorno ai post, nei bottoni su qualche libro o post passato. Ma, chiusa la campagna elettorale, la crisi italiana non è più l’oggetto chiave di comunicazione del blog di Grillo. Ne ha preso il posto il M5s. Il “suo” movimento.
Non c’è la crisi e non c’è l’Italia che boccheggia e chiede interventi. Non ci sono i cassaintegrati, i disoccupati a cui si devono risposte immediate. Non c’è il rischio finanziario e il debito di un paese dato troppo frettolosamente per fallito. Non c’è politica di governo.
Ci sono i soliti nemici: i politici, il fisco, i corrotti, le banche…
Non c’è altro, nel blog, che una prospettiva politica di opposizione. Facile, comoda, fantasiosa. Insultante quando serve.E chiunque voglia forzarla, dall’interno o dall’esterno al movimento 5 stelle, viene bollato come eretico.
Purtroppo però la creatura di Grillo e Casaleggio ha preso troppi voti per permettersi il lusso di una asettica e divertente opposizione. Oggi rischia di ballare sulle macerie di un intero paese.
Certo, può costringere il Pd di nuovo a un accordo contro natura, con l’eccelso Bunga Bunga. Può spingerlo a stritolarsi alla prossima tornata elettorale. Può provarci, ma è prevedibile che finisca anche Grillo nell’abbraccio mortale.
Oppure può semplicemente restare sull’Aventino, limitandosi a qualche disegno di legge parlamentare, mentre Pd e Pdl sono forzati a concordare un Presidente della Repubblica al ribasso, chessò una Finocchiato o (Dio non voglia) il massone Mps Amato.
Insomma, un Grillo congelato e che congela i suoi, forse nel freezer Casaleggio & Associati.
il 25% di italiani, un votante su quattro, vuole questo? Un movimento duro e puro, magari in perfetta linea con i totalizzanti scenari galattici di Gianroberto, ma assolutamente inutile per l’Italia? Assolutamente inutile per loro, i votanti?
E allora? Se il governo è un tabù assoluto per il M5s non lo siano l’elezione del presidente della Repubblica e i lavori parlamentari.
E il primo significa, detto in chiaro, Romano Prodi. Uomo capace di garantirci (come non è stato il predecessore) dal berlusconismo. Uomo capace di rappresentarci in Europa. E di presiedere un fase nuova.
E il secondo, il Parlamento operativo (con le sue commissioni) ha senso pieno solo con maggioranze e opposizioni formate in Parlamento. Altrimenti vanno riscritte tutte le prassi parlamentari. Ma questo è anche fattibile.
Va ripensato un Parlamento fatto di tre minoranze all’incirca uguali. Vanno ripensate assegnazioni di cariche, procedure, organi decisionali. E’ utile, perchè nonostante si dica che si andrà a votare tra poco, nel frattempo così si può fare molto, per gli italiani in crisi.
Si può pensare a un governo del Presidente, oppure Bersani, di minoranza, fino alla fine di questa breve legislatura. Si può valutarne la durata, fregandosene delle pressioni di Berlusconi e delle impazienze di Renzi, in base al lavoro parlamentare. Fatto un buon pezzo di lavoro si può tornare alle urne con una legge decente a doppio turno.
Fatto un buon pezzo di lavoro….eh Grillo?
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Repubblica parlamentare? Perchè no
L’idea di Grillo di ripartire dal parlamento, per i provvedimenti più urgenti (piccole imprese, legge elettorale…) è abbastanza affascinante. Noi non abbiamo mai avuto una Repubblica parlamentare in senso proprio, ma una Repubblica partitica fin troppo. Una tendenza scaduta in patologia dagli anni di Craxi e Andreotti, e degemerata nel mostruoso debito pubblico che ci ha ammazzato fin dalla seconda metà degli anni 80. e poi abbimo avuto ripetuti tentativi di presidenzialismo, regolarmente naufragati nel caos.
Un Parlamento realmente sovrano sarebbe quindi un novità rivoluzionaria. Specie se controllato dai cittadini, organizzati e partecipanti via rete. Quindi l’idea mi piace. Usciamo subito dal balletto sul governo con una roadmap di provvedimenti da mettere in discussione nelle camere.
Il resto, ne sono abbastanza certo, seguirà.
Con un presidente del Consiglio quale, mettiamo, Stefano Rodotà.
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M5s, ieri un’occasione perduta
Boldrini, Grasso. Persone così avrebbero dovuto proporle i giovani parlamentari cinque stelle. Invece, per volere di Grillo, si sono rinchiusi in due candidati di facciata, anzi di “movimento” (alias di partito).
Poi, di fronte ai fatti, all’alternativa con Schifani, la lacerazione interna. Non va bene così.
Il difetto è di linea politica. Grillo e Casaleggio non puntano a prendere la guida e dare il tono alla legislatura, con proposte forti e sfidanti sulle altre forze politiche. Non puntano a “fare” politica per aiutare l’Italia in grave crisi. Puntano invece a “sfruttare” la politica di oggi, mettendosi su un trespolo (parte alta delle aule parlamentari, un simbolo chiaro) finchè non crolli tutto. E loro, nei loro calcoli (ahimè forse giusti o forse errati) raggiungere la maggioranza alle prossime elezioni.
Non funziona, a mio parere. Già ieri l’M5s ha offerto una deludente immagine di sè. Nella contesa tra Schifani e Grasso nessun militante onesto del Sud avrebbe avuto dubbi. E su Boldrini idem. Andavano cavalcate le votazioni, non auto-estraniate.
Gli italiani hanno votato M5s perchè cambi le cose, perchè le faccia, non perchè si infili in una mummificante chiusura di superiorità o in vaghe promesse di “controllo”. Ancora due o tre di questi spettacoli (magari corredati da grandiose espulsioni di dissidenti) e qui cominceremo a commentare della crisi del movimento di Grillo e Casaleggio.
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M5s, una svolta storica?
Da 31.612 iscritti al 30 settembre 2012 a 255.339 al 18 dicembre 2012. Queste cifre, dichiarate da Beppe Grillo in un post sul suo blog danno l’idea del fenomeno Movimento 5 stelle. Si tratta, ovviamente, delle uniche cifre disponibili (non esistono altre fonti, nemmeno sulle pagine dedicate al M5s).
Prendiamole però per buone. Queste cifre ci dicono che il M5s è letteralmente esploso negli scorsi sei mesi, prima con le elezioni regionali siciliane e poi soprattutto con quelle nazionali.
Crescendo di otto volte in novanta giorni.
Non credo si sia mai visto un fenomeno del genere nella storia politica italiana. In tre mesi l’M5s si è incrementato da una piccola dimensione da Idv o Sel a quella grande di un Pd (800mila iscritti, quest’ultimo, ma dichiarati all’ultima campagna di tesseramento del 2009).
Ad oggi è lecito pensare che l’M5s già veleggi oltre i 300mila iscritti. Prontamente chiamati, qualche giorno fa, in assemblee di “accoglienza” per illustrare l’attività dei gruppi locali e offrire loro spazi di attivismo politico sul campo.
Da dove vengono questi iscritti? I siti “ufficiali” non danno informazioni. Ma possiamo usare, come proxy, le indagini elettorali (le migliori) fatte dall’Ipsos di Pagnoncelli.
L’Ipsos stima, sugli 8,7milioni di voti presi da M5s, che un 31% provenga da elettorato proveniente dall’ex Casa delle Libertà (PDL + Lega Nord), il 24% da elettorato di PD e IDV (nel primo caso moltissimi delusi dalle primarie Pd in cui Renzi è stato fatto perdere) , da un 36% di elettori che nel 2008 avevano votato liste minori oppure si erano astenuti, oltre che da elettori giovani (18-22enni) al loro primo appuntamento di voto politico.
Gli elettori M5s , infatti, coprono il 64% degli elettori italiani 2013 nella fascia fra 18 e 34 anni. Per confronto il Pd copre il 69% nella fascia da 55 anni a 65 e oltre.
Il titolo di studi prevalente è la laurea o il diploma.
Identikit essenziale, quindi : L’M5s è un movimento appena nato, per almeno sette ottavi composto di neo-iscritti, attratti e mobilitati dallo Tsunami Tour di Grillo. Questi neo-attivisti sono oggi in fase di entrata nelle community locali (Meetup) e hanno (quando anche ce l’hanno, essendo per lo più giovani) provenienze politiche diverse: un terzo dal centrodestra (piccoli imprenditori, artigiani, lavoratori autonomi…), un terzo da area Pd (tecnici, neoalureati, professionisti, operai) e un terzo semplicemente giovani studenti preoccupati dal loro futuro.
Che cosa li accomuna e che cosa li divide?
Leggendo i commenti al blog di Grillo e girando sui meetup risalta una frase: “mettiamoci al lavoro per ricostruire il paese”. Senza sconti per nessuno. Sono “Costitutenti”.
Vogliono risultati, perchè la crisi morde. E vogliono risultati a breve. Non solo contro la casta, ma anche per sè, famiglia, azienda….
Gli imprenditori e i lavoratori autonomi, soprattutto i delusi da Berlusconi e Bossi, vogliono un clima fiscale meno oppressivo, e una pubblica amministrazione più agile, che funzioni e paghi. I professionisti un ambiente di legalità, i giovani una prospettiva nella ricerca, nel lavoro qualificato e nelle nuove imprese. Per non emigrare.
Il movimento 5 stelle di oggi risponde a queste aspettative? In gran parte no. Il 5 stelle che è entrato in Parlamento, come programmi e cultura, è ancora quello della prima metà del 2012, prima dell’esplosione.
E’ un movimento stratificatosi nel tempo: in parte No Tav, in parte ecologista radicale (decrescita felice), in gran parte legalitario e anti-casta. Con aggiunta di ricette economiche fortemente keynesiane.
Ma questa impostazione oggi funziona? Coincide solo in parte con gli 8milioni di “incazzati qualificati” che esprimono esigenze che vanno ben oltre il “costruito” negli anni iniziali dal 5stelle.
Per esempio il M5s non ha misure urgenti e strategie per contrastare la piaga italiota della burocrazia inamovibile e del vietnam di leggi e leggine. Salvo la “solita” abolizione delle Province.
Dice poco su un sistema della Giustizia, soprattutto civile, lasciato marcire da Berlusconi e che consente a me, marito, di uccidere mia moglie (e viceversa) senza finire in galera a vita. Pagando un buon avvocato di cavilli.
Dice poco sulla ricerca, sulle traiettorie scientifiche e tecnologiche che potremmo cavalcare (fotonica, robotica, micromeccanica, materiali, farmaci mirati) per generare imprese e quindi ripagarci nuovi investimenti in ricerca.
Qui credo sia la vera sfida politica per il movimento. Acquisire una cultura sua. Una sfida non solo per Grillo e Casaleggio.
Personalmente faccio il tifo per questi 300mila in cui, in gran parte, mi riconosco. Da blogger che ha cominciato nel 2002 ad alzare la voce.
E dò un messaggio ai neo-palamentari M5s. Studiatevi con cura, organizzati, le vostre nuove costituency. Attivatele lungo linee guida programmatiche effettive, radicali ma realistiche, senza rinchiudervi nelle sole ortodossie del passato. Eseguite, portate risultati (anche insieme al Pd).
In questo modo consoliderete un movimento di giovani qualificati quale non si è mai visto in passato, tanto impetuoso, nella storia d’Italia.
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Le ragioni di Bersani
Se facciamo aggio sull’anno “eccezionale” del Governo Monti, il Pd non è al governo fin da quell’8 maggio 2008 in cui il governo Prodi, già dotato di una risicatissima maggioranza al Senato, fu fatto cadere nel modo in cui ha testimoniato De Gregorio agli inquirenti di Napoli.
Lo stesso governo Prodi nacque da elezioni “strane”, con accuse di brogli ancora non chiarite.
Insomma: un imprevisto “quasi pareggio” con Berlusconi e poi la mazzata finale di De Gregorio. Cornuti e mazziati, fase uno.
Nonostante questo Tommaso Padoa Schioppa riesce quasi a riportare sotto il 100% di il debito pubblico italiano in proporzione al Pil. Lo avessimo ora potremmo stare tranquilli e far ripartire l’economia con 50 miliardi di incentivi e sussidi per almeno due anni.
Dal 2008 al 2011 governa Berlusconi. Alla fine, sotto il peso del discredito europeo concede il micidiale anticipo di un anno dell’obbiettivo di pareggio di bilancio. Poi si dimette sotto la bufera finanziaria e Monti (richiesto da Napolitano) crea un governo di emergenza (sostenuto anche dal Pd) che necessariamente deve attuare una politica di pesante austerità, fino agli effetti automoltiplicativi negativi che purtroppo viviamo oggi.
Berlsuconi porta il debito dal 2008 al 120% del pil, autorizza la folle anticipazione del pareggio, Monti è costretto ad attuarla e…..le colpe oggi ricadono sul Pd. Cornuti e mazziati fase due.
Nei dodici masi di Monti si tenta la riforma elettorale. Il Pd in minoranza si batte ma è il centrodestra di fatto a mantenere il Porcellum. E così per la legge anticorruzione, su cui il Pdl fa le barricate. Oggi sono fallimenti ascritti al Pd. Cornuti e mazziati fase tre.
Potrei tediare ancora su queste vicende. “il Conque stelle non si alleerà mai con chi ha distrutto l’Italia”, dice Grillo. Sbagliando. Il Pd ha tanti difetti, (cordate interne, interessi anche occulti, arroganza….) ma non è affatto “chi ha distrutto l’Italia”.
Anzi, sarebbe bene che, finalmente potesse governare in condizioni decenti (senza l’incubo di Berlusconi) e possibilmente stimolato da soggetti nuovi, ancorati alla realtà del paese.
Temo che altrimenti i cornuti e mazziati saremo alla fine noi.
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