Anche lui con faccia come il….

Da Vendola davvero non me lo aspettavo. Dopo le risate, dimissioni.

Posted in home | Comments Off

Ci aiuteranno?

Lo credevo, fino a qualche mese fa. Oggi invece comincio a non crederlo più.  C’è un’agenda nascosta in Europa. Non possono buttarci nella spazzatura come alla Grecia, perchè l’Italia è comunque troppo grossa e potrebbe destabilizzare il continente. Quindi non lo dicono, ci lasciano al nostro destino (costruito da loro), ci spingono a  divenire un paese senza sovranità, un fallito perenne dipendente dai suoi creditori. Il tutto con belle parole sulle “riforme strutturali” (il mantra del non compianto Monti).

Il pilastro di tutto questo è la moneta. In mano loro. Noi avremmo disperato bisogno di stamparla, finanziare investimenti e persino redditi minimi. Ma una Bce, unica banca centrale del pianeta che non può stampare moneta (a differenza eclatante della Fed e della Bank of Japan & of England), ci ha messo il cappio al collo.  Di Eurobond nessuno parla più.  E la ripresa alle porte, in Europa, è una truffa propagandistica.

Posso anche capire il rigore nei conti pubblici, la riduzione del welfare state. I desiderata degli estremisti del dio mercato. Ma quello che non capisco è perchè l’Europa non voglia o possa sostenere il recupero di paesi ormai alla frutta.  Da sempre le banche centrali hanno avuto questo potere, ben prima di Lord Keynes. La Bce no, è dimezzata. nessuno lo dice e sta letteralmente ammazzando la metà meriodionale d’Europa. C’è qualcosa di estremista, folle, persino satanico in questo. Mi ricorda un austriaco di Berlino.

Posted in home | Comments Off

Letta e Napolitano: ci dite cosa volete fare?

Nessuno lo sa. E nessuno sa se finiremo per avvitarci. O siamo già in avvitamento.  Entro due anni, andando avanti così, saremo all’autodistruzione del paese. Ben oltre il 40% di giovani disoccupati e i 5 milioni di poveri.

Evidentemente Enrico Letta e Giorgio Napolitano hanno perso il senso del principio di precauzione.

Ci dicano che diavolo vogliono fare. Per una volta, seriamente.

P.s. Noi stiamo crepando sulla base di un trattato demente che ha creato una Bce, una banca centrale che, unica al mondo, non può emettere moneta anticiclica. Ci diamo una mossa al riguardo, please?

Saccomani, come tutti i tecnocrati di Bankitalia, ha un valore supremo: la stabilità. Capisco, specie se c’è ancora in giro Berlusconi. Ma ormai la situazione mi pare troppo grave per questo gingillo pre-politico.

Posted in home | Comments Off

Letta, svegliati

Abbiamo avuto, dopo il noto pregiudicato, un professore governante, nemmeno brillantissimo in politica, ma almeno di una certa competenza tecnica. Il quale si era avvicinato, con qualche spiraglio di legge, alla vera riforma a costo zero capace di riattivare edilizia, meccanica, informatica e a seguire. La riforma a costo zero dell’efficienza energetica su un enorme parco di case e di tetti residenziali italiani, quasi tutti colabrodi (salvo Trentino, Friuli e alto Piemonte), quasi tutti parallelepipedi di cemento costruiti in tempi di vacche grasse energetiche e su cui i condomini italiani pagano il 20-30-40% in più dello stato dell’arte per riscaldarsi.

I conti dicono che sono miliardi di euro bruciati in gas o persino gasolio. I conti ci dicono che c’è un “giacimento” di qualche miliardo di euro all’anno di risorse a guadagno condiviso. C’è lavoro che si ripaga nelle coibentazioni dei tetti e delle facciate italiane. Ma Letta non lo sa, abbozza un legge di stabilità da spiccioli e spera che me la cavo. Ok.

Un altro patetico uomo di potere. Uno che non conosce nemmeno il paese. Il punto non era e non è difficile. Si tratta di far funzionare i contratti di servizio energia, creare una normativa perchè nascano nuove Esco per il residenziale, e soprattutto ottenere dalle banche non il solito salvataggio della decotta Alitalia, ma un impegno finanziario a medio termine negli investimenti diffusi (e redditizi) sul risparmio energetico dei condominii.

Ovvio, le banche non vogliono. Stanno finanziando ogni marcione che deve comunque essere tenuto su per ragioni di casta. E poi preferiscono fare soldi con la matematica dei derivati, piuttosto che metterli a medio termine su processi strutturali. Dio, a medio termine, come cento anni fa quando la moneta era qualcosa. Loro ormai operano ai decimi di secondo…..

Quadrare questo cerchio significa dare alla vecchietta, a parità di calore, il 10% in meno sulla bolletta per 30 anni. E insieme l’altro 10% (o persino 20) alla banca e all’Esco di gestione. Ci rimette l’Eni? Ma chissenenefrega.

L’edilizia (stavolta non per distruggere territorio ma per fare investimenti buoni) si rimette in moto. Insieme chi fa le cappottature, i materiali, l’elettonica di controllo. e su milioni di tetti.

Già ma per Letta tutto questo sembra troppo difficile. Più facile riempirsi la bocca di giaculatorie, ripresa qua e ripresa là.  Non sa nemmeno da che parte si comincia.

Posted in home | Comments Off

L’Italia del presidente J.p Morgan

«All’inizio della crisi, si pensava che i problemi nazionali fossero di natura economica, ma si è poi capito che ci sono anche problemi di natura politica. Le Costituzioni e i sistemi politici dei Paesi della periferia meridionale, sorti in seguito alla caduta del fascismo, hanno caratteristiche non adatte al processo di integrazione economica, (…) e sono ancora determinati dalla reazione alla caduta delle dittature. Queste Costituzioni mostrano una forte influenza socialista, riflesso della forza politica che le sinistre conquistarono dopo la sconfitta del fascismo. Perciò questi sistemi politici periferici hanno, tipicamente, caratteristiche come: governi deboli rispetto ai parlamenti, stati centrali deboli rispetto alle regioni, tutela costituzionale del diritto al lavoro, consenso basato sul clientelismo politico, diritto di protestare contro ogni cambiamento. La crisi è la conseguenza di queste caratteristiche. (…) Ma qualcosa sta cambiando: test essenziale sarà l’Italia, dove il nuovo governo può chiaramente impegnarsi in importanti riforme politiche ».

Questa citazione, tratta da un report sull’area Euro della J.p. Morgan del 28 maggio scorso è ormai abbastanza nota in Italia. La prima a divulgarla fu Barbara Spinelli sulla Repubblica. Ma ieri, in Piazza del Popolo a Roma, di fronte a circa 40mila convenuti per la manifestazione in difesa della Costituzione, l’ha ripetuta a gran voce anche Salvatore Settis, l’archeologo insigne ed ex rettore della Scuola Normale di Pisa.

Settis ha efficacemente comparato il punto di vista sulla nostra Costituzione di questo colosso della finanza globale alla prolusione del disegno di legge costituzionale 813 presentato lo scorso giugno dal governo, a firma di Letta, Quagliariello e Franceschini e che in pratica prevede un percorso rapido di riforma costituzionale (18 mesi) ad opera di un comitato parlamentare bi-camerale con un iter molto diverso da quello previsto dall’articolo 138 della Costituzione, con le sue doppie votazioni distanziate di almeno tre mesi.

Settis ha comparato le tesi di J.P. Morgan con alcuni passi dell’introduzione al Ddl 813. Somiglianze evidenti. La Costituzione “socialista” di J.p. Morgan si specchia nell’ammissione, da parte dei ministri italiani, della sua stesura “nelle temperie della guerra fredda”.

Enrico Letta, lo sappiamo, è un aderente di primo piano della Trilateral. E viene invitato ali consessi riservati del Bildemberg. Conosce quindi bene le opinioni del grande capitale e della grande finanza, di quelli che potremmo definire come i “grandi creditori” del debito pubblico e dell’Italia.

Con il suo Ddl manifesta una grande, inusitata e un po’ sospetta fretta, nel cambiare la nostra Costituzione. Soprattutto, scrive, che la riforma va concentrata nel funzionamento parlamentare, e nei rapporti tra Parlamento e Governo.

Da 15 anni il sistema funziona solo a colpi di decreti d’urgenza. Il parlamento è diventato un’aula di ratifica e al massimo di emendamenti. E i parlamentari truppe disciplinate, selezionate dai partiti, con il Porcellum, e non dai cittadini. Chi ha fatto norme e disposizioni, per 15 anni filati, sono stati ministri e funzionari. E nemmeno tutti molto preparati e lungimiranti. Visione d’insieme (specie con Berlusconi)? Zero.

Tutto è stato sacrificato all’affanno dell’emergenza continua. La Costituzione materiale è già cambiata, e malamente, nel ventennio del declino.

Alla fine dei 18 mesi previsti dal ddl 813, con connessa riforma elettorale, è quindi quantomai probabile che il risultato sarà quindi un sistema istituzionale e politico italiano presidenzialista. E insieme, forse, l’abolizione di tutte quelle parti della Costituzione che impegnano lo Stato ai servizi di welfare e di tutela del lavoro.

In questo modo Letta (e Quagliariello) credo che contino di raggiungere un doppio obbiettivo. Presentarsi ai grandi “creditori” e ai grandi “investitori” con un sistema istituzionale più capace di stringere manovre impopolari (leggi tagli sul welfare per decreto centrale), licenziamenti, privatizzazioni. Forse anche alla greca.

Credo che la loro speranza sia che, con la nuova Costituzione presidenzialista, le J.p Morgan siano quindi di nuovo interessate a investire in Italia. E a indurre investimenti. Ma loro si muovono, di solito, solo se vedono profitti.  E dove potrebbero essere questi nuovi profitti in Italia? Forza lavoro a basso costo? Patrimonio culturale accessibile?  Anche noi ci porremo il problema se venderci o no il Partenone?

Secondo vantaggio. Una volta tolta di mezzo l’anomalia Berlusconi, avere di fronte uno scenario presidenziale stabile e stabilmente decisionista. Per lo stesso Letta oppure per Quagliariello. Rimettendo in gioco i due grandi partiti tradizionali. E emarginando l’ospite estraneo del Cinque Stelle. Oltre alla sinistra non allineata.

Ma a quale prezzo tutto ciò? Elevatissimo. L’Italia, in questo scenario, diverrebbe un paese del tutto subordinato al grande capitale globale. Senza più quelle istituzioni, in particolare di welfare, che l’hanno accompagnata per almeno due generazioni. Un paese mutilato. E forse persino da spolpare.

Sull’altare dei tassi di interesse pubblici  pagati al mercato finanziario internazionale, dobbiamo sacrificare quindi la sostanza della nostra Costituzione, del nostro ordinamento civile? Ha senso?

Non conviene invece seguire un percorso alternativo? Ovvero spingere, con tutte le nostre forze, sulla riduzione della spesa pubblica, del debito e sulla reintermediazione dello stesso debito sui cittadini italiani, anche con misure di prestito forzoso?

I giapponesi hanno un debito pubblico doppio del nostro. Risparmi analoghi (tre volte il debito) ma tutto il debito pubblico giapponese è in mano della famiglie giapponesi. Non risentono quindi di speculazioni o condizionamenti. E possono permettersi manovre reflattive persino spericolate.

Dobbiamo, certo, costruire uno stato meno costoso. Ridurre livelli politici e amministrativi inutili (e non solo le Provincie), snellire, mirare i servizi a chi ne ha necessità. Quindi una riforma costituzionale su questi temi ha perfettamente senso. Ma dobbiamo contrattare con l’area Euro (leggi Germania)  la reintermediazione del nostro debito.

Quindi, entro questi limiti, dobbiamo fare una meditata riforma Costituzionale.

Ma non per ubbidire a J.P Morgan.

 

 

 

Posted in home | 2 Comments

Vent’anni (anzi ventuno)

The founders of the Italian state one hundred and fifty-two years ago had fought and even died hoping to bring Italy back to a central position as a cultural and economic powerhouse within the Western world, as the one it occupied in the late Middle Ages and Renaissance. That project has now completely failed,

 

Voglio celebrare il mio personale anniversario, ancorchè sbilenco e approssimativo (ma più vero di tante minchiate correnti) dedicato all’Italia. All’Italia già patentemente fallita del 9 luglio 1992, quando Giuliano Amato, allora consigliori di Bettino Craxi (il principale distruttore dell’Italia), in una notte arraffò dai conti bancari degli italiani un’equa ma congrua tangente. Congrua abbastanza per mettere tranquilla Washington sulle sorti della Repubblica delle Banane creata, perlappunto, da Bettino-Bottino, divo Giulio Andreotti  nonchè il coniglio mannaro Forlani.

Voglio celebrare quella data, che diede al mondo la nozione di Italia fallita, perchè oggi, dopo 32mila aziende morte, l’8-10% del Pil distrutto, è di allora che parliamo, via mostruoso debito pubblico mai smaltito e anche accumulato. Perchè, grazie ai Berlusconi e soprattutto ai Tremonti, siamo peggio di allora.

Dopo Craxi dovevano lavorare per tirarcene fuori. Hanno fatto il contrario. E ora l’Italia sta morendo.

(questo articolo di Roberto Orsi,  della London School of Economics, pubblicato anche sul blog di Beppe Grillo, merita una lettura. E’ il più incisivo e dettagliato atto di accusa contro le politiche seguite negli ultimi venti anni, e le loro conseguenze)

Voglio celebrarla perchè, di questo passo, il 10 luglio 2014 mi aspetto (spero) una sorta di secondo risorgimento. Per vent’anni infatti abbiamo avuto un pregiudicato e pervertito al potere a cui, e ai suoi, poco o nulla fregava del paese e di noi.

Invece della cura al fallimento del 92 abbiamo avuto il contrario. E oggi, risultato dei 21 anni, siamo al collasso.

Il punto è: chi fa gli interessi dell’Italia (misurabili non a parole ma in risultati)? Un altro clown?

Chi fa gli interessi nazionali, oggi? Siamo diventati un paese di vecchi, di depressi, di sfruttati, di cocainomani, di emigrati.

Siamo diventati un paese di schiavi dell’Europa. Chi o cosa ci potrà riscattare da questa fine annunciata?

Non loro.

Solo un secondo Risorgimento italiano.

 

 

Posted in home | Comments Off

Dopo Berlusconi

Credo che l’Italia si attenda un partito di destra decente. Il resto sono chiacchiere.

Posted in home | Comments Off

L’Italia che viene prima di Berlusconi

Manifestazione a Casal di Principe, epicentro della terra dei fuochi, la più spaventosa area di rifiuti tossici creata dalla criminalità organizzata nei due decenni di “distrazione” da parte dell’ineffabile statista di Arcore.

Posted in home | Comments Off

Arriva il supplemento di pena

Il governo Letta sta disintegrandosi.  Come era facilmente prevedibile, siamo al supplemento di pena per l’Italia.

Dopo la crisi (2011-2012) “Ruby-Noemi” pagheremo anche la “decadenza” (2013-….).

Si balla di nuovo. I più poveri in primis.

La colpa è ovviamente della magistratura.

Posted in home | Comments Off

E democracy, la rivolta (software) di una generazione

Per chi, come me, ha vissuto da dentro e partecipato, dalla seconda metà degli anni Novanta, agli esperimenti di democrazia elettronica il seminario, I codici (software) della democrazia,  (organizzato dal Dipartimento di Informatica
dell’Università di Milano, in collaborazione con Fondazione RCM e ICONA) , è stata una sostanziale boccata di ossigeno.

Il motivo è semplice. Fino al 2009 questo mondo dell’e-democracy  era buono per qualche titolo di giornale. In realtà, era relegato nella marginalità da un sistema e da una classe politica che ne diffidava, se non l’aborriva. Oggi invece sta diventando un terreno di diffusione, di contagio tra esperienze. E di opportunità di prima grandezza.

Per chi se n’è occupato, volontariamente e con tanto impegno e speranze, la prima fase è stata una lunga marcia nel deserto. Ma poi, dall’esplosione della crisi capitalistica in Europa sono avvenuti due eventi: la formazione del partito pirata (nato in Svezia e poi radicatosi soprattutto in Germania)  e in Italia la crescita del movimento Cinque stelle.

Come se la crisi che ha investito frontalmente una generazione (interconnessa) l’avesse costretta a sviluppare una strategia positiva con gli strumenti storicamente disponibili.

Ambedue questi movimenti,  infatti,  pongono al centro della propria organizzazione (e visione) l’e-democracy. Il primo – ha spiegato Carlo Von Lynx – struttura il suo essere partito come assemblea permanente deliberativa tramite la piattaforma Liquid Feedback, un sotware sviluppato dai pirati stessi (movimento nato originariamente sulle libertà di rete, e ad alta intensità di informatici e programmatori) che consente di proporre idee, discuterle, integrarle e infine selezionarle con un rigoroso processo di votazione. Una piattaforma deliberativa che oggi coinvolge circa 4mila partecipanti in Germania, e si è estesa in Austria e anche in Italia (ovviamente qui con numeri più piccoli, non oltre le 400 persone iscritte al partito pirata italiano).

L’obbiettivo dei pirati – dice Marco Ciurcina -  è di far funzionare il loro partito senza la necessità di un “gruppo dirigente”, e con il minimo di autonomia dei rappresentanti eletti, che invece devono assumersi, per statuto, il non facile compito di portavoce “fedeli” delle deliberazioni e dei programmi sviluppati in assemblea.

Utopia? Mica tanto, se si tiene conto che alle scorse elezioni a Berlino i pirati si sono attestati all’8%,  e sono accreditati ora dai sondaggi per il Bundestag al 2-4%. Secondo non poche analisi il loro successo (almeno finora) è stato dovuto alla forza attrattiva della democrazia liquida e la conseguente qualità dei programmi (soprattutto nel caso berlinese) sviluppati e messi in campo.

In Italia l’altro pilastro dell’e-democracy è il Movimento Cinque Stelle. Il punto di riferimento è la democrazia diretta, l’orizzontalità, la rappersentanza parlamentare o nelle istituzioni strettamente vincolata (come per i pirati) alle deliberazioni della rete degli iscritti.

E i due movimenti in qualche misura hanno cominciato a interpenetrarsi. Soprattutto attraverso la piattaforma Liquid Feedback, che viene sperimentata, spiega Andrea Ravasio, dalle comunità grilline a Bergamo, poi in Lombardia, Sicilia, Basilicata. Un’adozione dal basso, a dimensioni locali (e in alcuni casi appena partita) ma che rende molto più efficace il lavoro politico rispetto ai soli, e spesso caotici, gruppi di discussione.

C’è chi poi, dentro il movimento Cinque Stelle, sta puntando all’obbiettivo grosso. Alla realizzazione di un’intera assemblea parlamentare su una versione ampiamente modificata di Liquid Feedback. Il gruppo di programmatori grillini del Parlamento Elettronico , coordinati da Emanuele Sabetta, hanno davvero fatto un lavoro di rilievo. Costruendo un’interfaccia gradevole su un software da questo punto di vista iper-spartano. Creando aiuti alla navigazione in processi deliberativi non sempre facili. Inserendo nel processo di formazione delle proposte di legge anche l’intervento di commissioni di esperti (come nel Parlamento tradizionale) per il controllo di costituzionalità, giuridico, tecnico e economico delle proposte.

Infine, fedeli anche loro all’ideale della democrazia diretta, hanno abolito una delle funzioni più discusse di Liquid Feedback. La delega. Ovvero la possibilità di delegare un’altra persona nelle deliberazioni. Una funzione, sempre revocabile, ma che in Germania, a tre anni di funzionamento della comunità pirata, sta acquisendo peso (non tutti gli attivisti possono dedicare ore ogni giorno alla partecipazione deliberativa).

Il gruppo laziale del 5stelle non la pensa così. Fedele al principio “uno vale uno”.

Questo fermento, in un movimento che oggi rappresenta quasi un terzo degli italiani, ha di fatto esercitato una forte pressione anche sui “concorrenti” per adeguarsi, o quantomeno rodare, il nuovo paradigma partecipativo. Di qui, nel gennaio scorso, la partenza a razzo di una piattaforma “estesa” Liquid Feedback per la candidatura di Umberto Ambrosoli alla guida della Regione Lombardia. In poco più di un mese, grazie soprattutto al lavoro della Fondazione Rcm dell’Università di Milano, il server, secondo il suo direttore Mario Sartori,  ha raccolto, selezionato e votato circa 300 proposte programmatiche, con circa mille iscritti. E queste proposte, riportate su apposite aree esterne (della piattaforma complementare OpenDCN) hanno ricevuto in gran parte l’adesione dello stesso Ambrosoli.

Peccato che la sua mancata elezione oggi abbia un po’ oscurato la qualità politica di quel programma per la prima volta nato dal basso dai cittadini lombardi.

Subito dopo però è stata la volta di Laura Puppato, e di altri parlamentari “illuminati” del Pd (e altre forze del centrosinistra) nell’avviare (sempre con Fondazione Rcm) ,Tu Parlamento, un server deliberativo anch’esso basato su Liquid Feedback con aree di comunicazione e discussione integrate da OpenDcn (la base, tanto per spiegarci, di PartecipaMi).

Questo sito è diviso in due parti. La prima è l’area libera per i cittadini delle proposte, degli emendamenti, delle votazioni finali. La seconda è invece a disposizione dei parlamentari promotori (14) che vogliono avviare dei percorsi consultivi aperti su temi che stanno seguendo o stanno loro a cuore.  Ad oggi 4 parlamentari hanno aperto dei temi. Siamo davvero ancora agli inizi.

Ma ciò che si è mosso dal 2009 intorno a Liquid Feedback ha influenzato anche l’altra maggiore iniziativa spontanea presentata nel workshop di Milano. Ovvero Airesis, nata da un gruppo spontaneo di sviluppatori (team leader Alessandro Rodi) che hanno creato una piattaforma con le capacità immediate di discussione di Facebook (persino riprendendone lo stile) ma con, dentro, anche il motore deliberativo di voto (palese e segreto). Il punto di forza di Airesis sta comunque nella sua interfaccia gradevole e facilità d’uso. Al punto che oggi molti partecipanti ai Meetup del M5s stanno migrando su questa piattaforma, dalla precedente, ormai decisamente invecchiata.

Un esempio. Airesis è oggi un piattaforma in evoluzione e si prefigge l’aggiunta di nuovi strumenti e moduli. Tra cui quello, oggi indispsanbile, per generare petizioni sottoscrivibili dalla rete. Un modulo appena completato anche da OpenDcn e messo in open source (come è del resto anche Airesis). Sarà questo un caso di scambio di funzionalità e codice tra le varie piattaforme emergenti italiane? A sua volta il gran lavoro fatto dal gruppo degli sviluppatori laziali del 5 stelle sull’interfaccia utente di Liquid Feedback potrebbe essere incoporato anche in altre versioni e progetti. Si va quindi verso una rete interconnessa – nella proposta formulata l’ultimo giorno da Fiorella De Cindio fondatrice del Laboratorio di Informatica Civica dell’Università di Milano –   nello sviluppo di software di e-democracy?

Anche e soprattutto per l’adozione di autentiche innovazioni radicali. Qui è d’obbligo citare il lavoro di un  matematico, Pietro Speroni Di Fenizio , che ha sviluppato un sistema di voto, Vilfredo goes to Athens che, invece di far vincere una sola proposta su altre concorrenti (come nel voto classico o nell’algoritmo di Schulze usato in Liquid Feedback) genera un processo recursivo in cui le proposte via via dominanti vengono selezionate e i proponenti sono forzati a scegliere tra una rosa dominante sempre più ristretta (fronte di Pareto), ad aggiustare le proposte, convergere, e alla fine a raggiungere l’unanimità sulla soluzione finale.

E’ quanto normalmente avviene in molte situazioni diplomatiche (stesura di trattati, accordi…) ma Vilfredo è una sorta di “tutor matematicamente guidato” che consente a tutti, in gruppi di una dozzina di persone, di sviluppare proposte condivise. L’algoritmo infatti non si presta (per ora) a grandi numeri di partecipanti. Ma è in fase di avvio, con la fondazione Href, una sua implementazione per aiutare il lavoro delle commissioni parlamentari, tipici consessi deliberativi con meno di venti partecipanti.

Non solo, “Vilfredo” potrebbe funzionare egregiamente nella fase di formazione delle proposte su Liquid Feedback, soprattutto quando più idee concorrono sullo stesso tema e possono essere integrabili. Un modulo “Vilfredo” in questa piattaforma è quindi pienamente ipotizzabile.

Lo scenario che ho tentato di descrivere fin qui non è tanto una disamina tecnica delle piattaforme presentate nel seminario quando una descrizione di larga massima di una sinergia in atto (nemmeno tanto potenziale come si vede) tra un’offerta di una tecnologia (tutta open source, e vale per ogni piattaforma) e una domanda, nativa o indotta, da parte di una larga parte della giovane generazione italiana.

In questo ha un ruolo trainante il “popolo del 5 stelle” , con il suo ideale di un corretto uso democratico della rete come cura e antidoto dei mali della Repubblica.

Mie personali considerazioni sul futuro dell’e-democracy

Essendo economista di formazione, mi sono chiesto: queste piattaforme nascenti di e-democracy hanno soltanto un significato politico, ideale, o possono avere anche un fondamento e ritorno economico?

Il mio preferito, sotto questo aspetto, è infatti un progetto presentato alla fine del seminario: una piattaforma per i bilanci partecipati. Bipart. Un ambiente che aiuta nel processo, ma non si sostituisce alla fondamentale attività “fisica” (assemblee, votazioni nei Comuni) tipiche del bilancio partecipativo.

Qui c’è un giacimento di valore potenziale molto elevato. Lo dico a ragion veduta.  Sulle cifre dei ricorrenti rapporti della Corte dei conti sulla corruzione in Italia, stimata in circa 60 miliardi annui, e in buona parte concentrata nelle opere pubbliche (anche incompiute) nelle consulenze, nella sanità.

L’adozione diffusa di bilanci partecipativi su progetti di opere pubbliche nei comuni italiani potrebbe quindi fruttare, letteralmente, miliardi di risparmi di danaro pubblico in termini di minore corruzione, attivazione e controllo continuo da parte dei cittadini.

Potrebbe generare la base economica per un ridisegno dell’amministrazione e  per molte altri programi, dal welfare al sostegno di nuove imprese.  Compreso un netto innalzamento nella trasparenza e legalità pubblica. Ma, del resto, questo è l’obbiettivo di tutta l’e-democracy.

Il bilancio partecipativo è quindi un gioco win-win che andarebbe diffuso (per esempio con apposite leggi regionali di incentivo ai comuni, come in Toscana e forse prossimamente in Sardegna).

L’obbiettivo vero è quello di formare una generazione di italiani in grado non solo di rispettare le leggi ma di contribuire attivamente alle scelte, e al loro controllo di attuazione, secondo criteri di economicità normali.

Già questo sarebbe un sostanziale passo avanti. Dimostrare che la partecipazione e l’e democracy serve a ridurre e evitarci quel quarto di Pil che finisce in corruzione, criminalità, evasione. E insieme genera decisioni politiche più equilibrate. Senza rinunciare alla partecipazione deliberativa e agli ideali di una generazione.

In tal modo hanno ragione pirati e grillini: la rete ben organizzata è davvero la cura e l’antidoto al degrado attuale della Repubblica e dell’Italia.

Il problema però, è indirizzare forse e risorse non sull’e-democracy generica, ma su azioni mirate (come i bilanci partecipativi) a forte carica trasformativa. E su questa trasformazione reale, avvertita dai cittadini (meno tasse, meno corruzione, meno burocrazia incomprensibile finalizzata alla corruzione….) costruire il cambiamento della Repubblica.

L’e-democracy e la partecipazione attiva non potrà limitarsi alla (pure necessaria) fase dell’ ideazione e della proposta all’interno di movimenti e partiti. Ma deve estendersi a quella del controllo dell’esecuzione e della modifica e variante dell’esecuzione. Fino al risultato finale. Altrimenti si rischi di assomigliare agli illuministi napoletani del 700, con i loro grandi proclami ma con le forze borboniche e sanfediste alle porte.

Costruiamo quindi i prossimi risultati della partecipazione attiva.  C’è già qualcuno che lo sta facendo in Italia. Uno per tutti: la rete Libera di Don Ciotti.

Posted in home | 2 Comments