La cosa che più mi fa arrabbiare del cicaleccio italiota in corso è la mancanza, quasi assoluta, di una ricostruzione storica di quello che abbiamo dovuto subire dal 2009 ad oggi.
In un paese normale, con un regime etico normale per gli uomini politici, Berlusconi avrebbe dovuto dimettersi già quell’anno, nel 2009, dopo lo scandalo Noemi e poi delle altre call girls pugliesi. Invece articoli, foto discinte e titoli percorsero i media internazionali associate alla sua faccia irridente.
500 mila ragazzi, autoconvocati su internet, scesero invece in piazza con bandiere viola per il No Berlusconi Day ma poi tutto finì lì. L’opposizione, alla D’Alema e Bersani, non salì nemmeno sui palchi.
Lui restava graniticamente sulla poltrona, mentre all’estero coniavano salaci barzellette su di lui e sull’Italia. E non furono solo barzellette.
Non accennò nemmeno di striscio all’ipotesi di dimissioni. Ma l’anno dopo fu la volta della seconda ondata: Ruby, le Olgettine, la Minetti. E ancora big bang sui media e sulla rete. Tanto per conferma globale.
Nel 2011 l’Italia e il governo italiano erano pertanto totalmente screditati. Berlusconi si ostinava nella poltrona. E intrallazzava con Putin. Nessun altro governante, europeo o occidentale, voleva riceverlo. Invece alla prima occasione, all’estero (e soprattutto in Europa), erano pronti a presentargli il conto.
Per questo la speculazione finanziaria, appena potè, colpì più duramente che potè l’Italia, economicamente anche solida, ma eticamente e politicamente screditata. Nessuna pietà per quella gente indebitata al 120% del Pil che tollerava, o persino sosteneva, il Cavaliere.
L’esplosione avvenne nel settembre 2011, sull’onda della crisi greca e dei Pigs. L’Italia in poche settimane passò da spettatrice a epicentro degli attacchi speculativi. Più feroci che sulla Spagna. E si parlò anche di grandi banche tedesche e inglesi capofila. E fu per questo che la Merkel (e altri) riuscirono a ottenere dall’Europa l’imposizione all’Italia di una cura da cavallo di austerity. Un governo screditato ovunque, un leader screditato, meritavano infatti una mazzata storica. In buona sostanza non necessaria. Ma utile a cacciare lui, Silvio, toglierselo di torno dai vertici europei. A un prezzo anche astronomico per gli italiani. Ma sufficientemente alto per essere efficace. E assicurare la fine di un regime in Italia (non solo di centro-destra) che il popolo italiano non riusciva a scalfire.
Il prezzo: l’anticipo di un anno nel pareggio di bilancio pubblico, al 2103. Una batosta che stiamo subendo anche ora. Una mazzata inferta, così, nemmeno alla disastrata Spagna.
Se la combiniamo alla recessione mondiale, alla perdita di competitività sui paesi emergenti, al calo di domanda interna, la drastica manovra sui conti pubblici (compresi non pagamenti alle imprese e strangolamento dei comuni) ci dà la misura dei fattori di spinta sinergici (in segno meno) su un paese che dal 2011 ad oggi è entrato in avvitamento.
L’Italia non meritava, dati i suoi fondamentali nel 2011, un simile colpo. Ma lo meritava Silvio, perchè mollasse. E ci riuscirono, a disarcionarlo, ottenendo in cambio Mario Monti. Finalmente Berlusconi fuori. E al suo posto un amico della tecnocrazia europea. Che mantenne puntualmente l’obbligo a eseguire l’inutile mazzata. Anche lui senza un plissè. Un esecutore, che manco aveva capito le ragioni di quel prezzo esorbitante da pagare. E che si barricò, pur avendo tranquillizzato i mercati, con quell’imprescindibile impegno preso poche settimane prima del suo insediamento.
Forse è questo il motivo per cui gli italiani non amano Monti. Perchè un economista, specie se decantato, dovrebbe essere in grado di prevedere le conseguenze e gli scenari di una politica economica.
Il prezzo quindi oggi lo sta pagando non Silvio ma l’Italia. Con la più tremenda recessione-depressione dal dopoguerra.
Stiamo pagando quindi anche la nostra incapacità a sceglierci i governanti e a mandarli via. Stiamo pagando la vigliaccheria di massa del 2009. Stiamo pagando il nostro lassismo in fatto di etica pubblica e privata, che invece altrove conta. Stiamo pagando anche il consociativismo e i compromessi del Pd. I suoi patti della crostata, di infelice memoria.
Ma soprattutto stiamo pagando un gesto elementare che andava fatto e non fu fatto. Da parte di un vecchio politico incontinente, colto con le ragazzine, che non si ritira. E invece sfida il mondo con protervia.
Oggi probabilmente avremo un’altra crisi politica. Un governo cadrà malamente perchè costui non accetta il principio elementare di ritrarsi da cariche pubbliche in quanto riconosciuto, in via definitiva, colpevole di reato. Il governo cadrà e avremo di nuovo una crisi finanziaria. In condizioni ancora peggiori di quelle del 2011.
Dopo la grande stangata del 2011 (propongo di chiamare l’attuale crisi economica italiana”Noemi-Ruby”, ora c’è anche il supplemento di pena per l’Italia. Ma a lui, ovviamente, di noi non gliene potrebbe fregar de meno.
Avremo una crisi economica aggiuntiva, un’altra mazzata? E questa nuova ondata speculativa la chiameremo “decadenza”?
Mò basta.
