Le risposte dei 5 stelle

Devo dire che per una volta concordo con Beppe Grillo. L’affermazione del cinque stelle in Italia ha nei fatti scongiurato il pericolo di un rigurgito nazista (greco) o fascista (Francia).

I giovani grillini (e ne conosco uno in consiglio comunale a Milano) sono ordini di grandezza meglio di qualche vecchio fascio urlante facilmente riciclatosi sull’onda della crisi europea.

Il problema, come sempre, è il governo, governare. A quota 10% in molti casi i grillini ci sono. Quota importante, vicina alla soglia di impatto effettivo sulla democrazia italiana.

Chi li ha votati vorrebbe però ora, insieme alla pulizia di una classe politica in gran parte fallita, risposte concrete sul disastro italiano.

E su queste, se fossero percepite come credibili e positive, il movimento cinque stelle potrebbe crescere al 20% e persino oltre (considerando che è l’unica forza oggi a riattrarre astenuti e giovani, e questi ormai vanno oltre il 30% dell’elettorato).

Risposte: si tratta, in pratica, di attuare quanto un’enormità di persone, su questa rete, sostiene da anni. Grillo compreso.

Risposte.  Ne scelgo una, forse il filone principale. Recuperare risorse da quanto ci viene rubato (circa il 25% del Pil) per investire queste preziose risorse (almeno in parte)  in produzione di futuro (sostenibile). In modo di farle ritornare accresciute, in lavoro, ambiente e qualità di vita.

Continuare a spingere il fotovoltaico, il solare termico, il geotermico e l’efficienza energetica fino alla loro grid parity, tenendo ferme le politiche industriali e di ricerca, locali e nazionali, per filiere produttive italiane.

Dare priorità uno a questo, e destinarvi le risorse generate dalla legalità. E dal controllo democratico sugli amministratori.

Se il 5 stelle riuscisse, per ipotesi, ad arrivare al rango di forza di governo, mettiamo persino al 30% (e con gli astenuti abbiamo visto che è possibile)  e riuscisse, a nome dell’Italia, ad aprire un serio negoziato con l’Europa (magari mettendo sul piatto l’uscita dall’Euro) per ottenere, per esempio, un eurobond (o project bond) per lo sviluppo di nuove e grandi energie rinnovabili redditizie (per esempio la mostruosa quantità di energia geotermica esistente nel Tirreno), non sarebbe un’indicazione, una risposta?

Che senso ha restare nell’euro condannati al Fiscal compaq senza avere, sull’altro piatto della bilancia una credibile strategia di sviluppo? Senza progetti?

Pensiamo a quanti cervelli verrebbero mobilitati in ricerca e sviluppo di nuove tecnologie per il geotermico offshore. Quanto di questo know-how verrebbe esportato (a partire dalla Grecia, che nell’egeo ha condizioni geotermiche simili). Quanta energia a basso costo ridurrebbe a loro e a noi la bolletta energetica e consentirebbe appieno la mobilità elettrica. E senza centrali nucleari. Quanto trainante per l’intera economia e società italiana (quantomeno per il senso di avere una speranza)  sarebbe tutto ciò?

E’ possibile. Qualcuno già ci sta provando.  I soliti piccoli imprenditori di coraggio. Ma tra difficoltà enormi (soprattutto finanziarie).

Non certo Eni o Enel. E non parliamo della lobby nuclearista, che ha impazzato fino a un anno e mezzo fa, bloccando ogni alternativa.

Però , eppur si muove (direbbe Galileo), questa grande frontiera italiana esiste. E’ incisa nel nostro mare. Basta guardare una cartina geologica. Ci permetterebbe di produrre energia per noi, e tecnologie per tutti . E uscire da questo stato disastroso di debito, schiavitù finanziaria, fuga all’estero dei giovani.

Aprire una nuova frontiera, a tanti livelli, dal solare e geotermico locale fino al grande sogno alto, ma concreto, mettendo a valore l’Arabia Saudita dormiente che la Madre ha posto nei nostri mari.

Questa risorsa poteva già essere sfruttata da decenni. Risalgono agli anni 80 i primi studi sull’energia del Tirreno. Ma i soliti politici, marionette in mano ai soliti poteri forti dell’energia, misero tutto in un cassetto. E così un paese che avrebbe potuto divenire energeticamente e industrialmente florido fu relegato nella gattabuia del debito pubblico e della dipedenza da petrolio e dal gas di Putin.

Ma oggi, con il barile a 130 dollari, torna prepotentemente in scena il tema dell’autonomia energetica. E non solo dell’Italia.

Per questo l’Europa non solo può, ma deve aiutarci a mettere a coltura questa energia naturale.

E’ la sola risposta concreta che vedo. E spero che oggi Grillo, dismessi i soli panni di accusatore dei partiti, indossi quelli di un coordinatore di azioni politiche reali. Secondo il suo programma originario.

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P.s. Ho pubblicato sulla Settima Mossa (geotermia tirrenica offshore) dal 2007, aggiungendo via via dati e risultanze scientifiche. Ho scritto articoli per il Sole 24 Ore e sono intervenuto a convegni, sul tema. Sono passati 5 anni. Non mi ha cagato nessuno, salvo gli imprenditori di cui sopra. Tutto il sistema che ci sovrasta, evidentemente, è completamente incapace di lavorare sugli interessi e le prospettive strutturali a lungo termine dell’Italia.  La mia ultima speranza sono i suoi giovani. E una crisi che ormai impone visione e sviluppo autentico.

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Palermo for Europe

Incredibile, in questo momento la risposta politica più civile d’Europa appare quella di Palermo. Dove sembra rinata la vecchia Rete antimafia.

Altri messaggi positivi vengono dai successi grillini, dai giovani cinque stelle che ricambiano i vecchi bonzi di partito, senza generare rigurgiti di estrema destra (o sinistra).

Anche la Lega, con il successo di Tosi, vede un messaggio anti-Borghezio. Un messaggio pratico. Un buon amministratore, credibile.

Bello il crollo del partito del bunga bunga, un meraviglioso messaggio al suo immarcescibile capo.

Nel complesso. Le dinamiche espresse dal popolo italiano indicano un cambiamento radicale ma che non genera paura.  Noi il fascismo, in salsa berlusconiana, l’abbiamo assaggiato anche recentemente.

E poi il paese è abbastanza solido patrimonialmente e industrialmente per non percepirsi come Grecia. E la manovra della Bce in fondo è stato un salvataggio verso di noi, che ha funzionato.

Abbiamo scelto. Abbiamo punito Pdl, Pd e Sel. Ma senza innalzare camicie nere o croci uncinate. E questo mi basta per sperare.

 

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Grecia e Germania

Quando fai pagare a un popolo la follia della sua classe dirigente, il popolo comincia a diventare nazista.

Successe a Berlino negli anni 30 per colpa di americani e inglesi. Che non vollero intervenire nell’iperinflazione tedesca. Ed è successo in Grecia ieri, per mano tedesca. Dove la nazione egemone in Europa non ha punito la destra allora al potere, e le banche d’affari Usa inglesi che la consigliarono di truccare i bilanci nel 2007. Salvo poi, due anni dopo, martellare il popolo greco con un rigore rapidamente divenuto povertà di massa automoltiplicativa.

Se rileggete Weimar fino all’ascesa di Hitler la vicenda non fu poi molto diversa. Ma solo pochissimi libri di storia economica e finanziaria internazionale vi raccontano il cruciale ruolo silente anglo-franco-americano. La loro vendetta dietro le quinte. Levratrice di un mostro.

Simmetrie. Direi inquietanti.

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L’unica cosa che mi conforta è che, dopo la vittoria in Grecia dei para-nazisti e in Francia della Le Pen il trend mi pare chiaro, e così il suo ticchettio sinistro . Ora non vi sono più scuse, nemmeno per Berlino. L’orologio della grande crisi europea è in moto.

Si fermerà solo quando in Grecia, Spagna e Italia e Francia tornerà il lavoro produttivo.

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Il ticchettio del Fiscal Compaq

Abbastanza ridicoli i commenti dopo la vittoria di Hollande. La Francia è solo un’Italia con tre o quattro anni di politica socialista a debito di meno. E con un sistema bancario compromesso.

Ha ragione contabilmente la Merkel, il rigore non si tocca. La Francia è ormai troppo debole per metterlo in discussione. Ma il vero punto di questa tornata elettorale francese, anche se nessuno dei nostri soloni ce lo ha spiegato, è la semplice, ovvia questione del “muro cinese”. Il muro insanguinato dai suicidi di imprenditori italiani.

Perchè non riusciamo più a produrre una vite, una scarpa, un bicchiere. E ora nemmeno una macchina utensile?

Perchè Sarkozy ha puntato tutto su proposte (velleitarie)  di  protezionismo industriale? Perchè Hollande gli è andato dietro, ma con parole più fumose?

Il problema è che vi sono oggi in Europa solo due paesi fuori dal muro cinese. La Gran Bretagna con la sua industria finanziario-speculativa (che ci succhia il sangue) e la Germania con i suoi beni industriali di alta gamma. Gli altri sono condannati all’emarginazione, e a un destino greco.

Qui si gioca l’Europa, non su quella follia del Fiscal Compaq (60 punti di pil di riduzione del debito in Italia, ovvero il suicidio). Qui si decide tutto. Ritorniamo  a produrre. E come? Togliamo quote di mercato a tedeschi e cinesi sul mercato interno europeo?

L’alternativa è semplicemente a orologeria. E’ solo questione dei tempo perchè Spagna e Italia saltino. Hollande e Merkel sono avvertiti.

E Monti lo sa benissimo.

 

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Romano di Lombardia

I fatti di Romano di Lombardia, che si spera (si spera) restino simbolici, cominciano a chiudere il lungo ciclo storico italiano, a segnarlo. Nella disperazione di tanti cittadini e produttori. E così la manifestazione delle vedove dei suicidi oggi a Bologna.

Ogni ciclo storico italiano (Risorgimento, 1918, Resistenza, solo per citare gli ultimi) ha visto la sua svolta bagnata da sangue, prevalentemente innocente.

L’apparato statale italiano, nato dalla fusione di tre autoritarismi (piemontese, pontificio, borbonico) conserva nelle sue leggi fiscali il suo vero Dna, che è poi quello di una massoneria furba e finta.

Il cittadino è sullo stesso piano dello Stato? No. Dal 1860 no, persino i residui della Serenissima, dei Medici e altre guarentigie locali furono abolite. La Costituzione del 1945 ha mascherato l’impianto precedente, rafforzato dal fascismo, costruendovi attorno il sistema partitico, e nessuna sanzione dello Stato, nessun reale meccanismo di controllo della spesa (salvo la vociferante Corte dei Conti). L’unico passo avanti è stata una magistratura indipendente (e di ultima istanza).

Padri costiuenti? Bravissimi nell’architettura politica alta, nelle regole parlamentari e giudiziarie. Ma pessimi e ignoranti in tema di regole fiscali, di controllo degli apparati (e dei partiti stessi).

La Lega, ingenuamente, ha tentato di porre questo controllo, e autocontrollo fiscale, a livello locale. Fallimento storico.

Ora, in nome di chi si suicida, è venuto il momento di uno Stato equilibrato e sotto il controllo dei cittadini sovrani. E’ l’anima della rivoluzione.

Un nuovo ciclo, migliore: uno Stato leggero, funzionale, controllabile sia dalla rete organizzata che a livello locale. E partiti autofinanziati. Con risorse pubbliche solo per garantire spazi di comunicazione a tutti (proposta di Rifondazione).

Uno Stato leggero e meno costoso, semplicemente perchè nel mondo di oggi il leviatano (partitico) del 1945, la macchina da 50% del Pil, non possiamo più permettercela. Dovremo girare in piccole auto elettriche, non in pesanti milleotto Fiat. La carrozza va smantellata. Punto.

Lo Stato che i padri costituenti ereditarono, con quattro polizie, prefetti, provincie e grandi ministeri, era un mostro a tre teste industrialista e militarista. Poi furono aggiunte anche le Regioni. Oggi un ridisegno radicale segnerà il nuovo ciclo.

Il resto non serve. E alla lunga uccide.

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Se questo è il punto, inutile aspettarsi questo cambiamento dagli attuali partiti, siano essi Pdl o Pd o Udc. Sono parte organica, e da decenni, del leviatano. E la Lega è ormai il ricordo di se stessa, un urlante finito cadavere politico. Grillo non è un cadavere, ma non ha la minima idea di cosa sia uno stato moderno. E il governo dei tecnici, espressione dei partiti e della massoneria, ha un saldo impianto centralista (comune peraltro a quasi tutti gli accademici economisti).

Qui proprio è necessario un soggetto politico nuovo, ma proprio nuovo. E l’unico punto di generazione sono le città e i Comuni.

Uno Stato che faccia meglio, e per noi. E ci costi la metà.

 

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Hic Rodhus, hic salta

Bene, siamo al dunque. Dopo la fine della megalegislatura Craxi-Andreotti (e ultimo epigono tal duo Berlusconi-D’Alema). Dopo 32 anni di debito e assalto alla diligenza. Si taglia l’escrescenza.

32 anni in cui si è comprato facilmente consenso, si è facilmente chiuso un occhio o due o tre, si è marciti nel lasciamo perdere,  si sono fatti accordi sottobanco, si è intascato, si è truffato, ingannato, dimenticato.

Ora l’Italia dissestata, senza più scorciatoie, nel mirino della quotidiana speculazione da 700 trilioni di dollari in derivati (potenza di fuoco pari a 10 volte il pil mondiale) deve agire.

Alternativa? L’Argentina. E peggio, il detonatore dell’esplosione economica prima europea e poi mondiale. Di un sistema globale fragile, più fragile del previsto.

La prima botta di Monti è stata a senso unico. Ma non è oltre possibile andare avanti comprimendo vite e imponendo tasse. Ma riducendo almeno del 20%  la montagna di 800 miliardi annui spesi in spesa pubblica, nell’amministrazione più elefantiaca e a strati sovrapposti d’Europa.

Corruzione, evasione, lavoro nero, capitali sporchi in Svizzera, livelli amministrativi inutili, prebende e agevolazioni a imprese (in particolare pubbliche). Oltre il 25% del Pil. Quello che servirebbe per investire e riprendersi.

Aboliamo e accorpiamo Provincie e Regioni. Rinunciamo a spese militari inutili. Una sola polizia, come negli altri paesi d’Europa. Drastico sfrondamento delle sedi universitarie. Enti inutili. Consulenze. Dirigenti superpagati, patrimonio immobiliare statale…. e così via.

Nessuno ci farà credito per avere quei 16 miliardi (altro che i 4 previsti da Monti) necessari alla vera manovra di ripresa. Tutti lo sanno. Ed è questo il banco di prova in cui si deciderà se la megalegislatura di cui sopra finirà positivamente. O con un esito traumatico, come tante volte è successo nella ciclica storia italiana.

E’ davvvero ridicolo che gli altolocati commentatori italiani (nemmeno il guitto Beppe Grillo)  non riescano a cogliere lo spessore storico di questo passaggio italiano. Così non spiegano, per esempio alle giovani generazioni, questa continuità di malaffare e corruzione che risale persino al 1962, quando i socialisti fecero ingresso nella compagine di governo, sinergizzando i peggio democristiani (fanfaniani e poi dorotei). Così non ci raccontano il valore del presente.

Così appiattiscono questo momento storico al solo e solito avvicendarsi di politiche e governanti da giornale. Alle solite urla. Ne svalutano il significato profondo, potente, e pertanto mettono a rischio il suo esito.

E invece è come se solo io, blogger, celebrassi i veri 150 anni dell’unità d’Italia. Non Napolitano, nessuno sulla realtà profonda in atto, tutti a guardare altrove (sapendolo benissimo). Oggi, ora si compie un lungo ciclo. Oggi, ora una generazione è chiamata a capire la nostra e loro vicenda e agire nella svolta. Separando il buono dal cattivo e dal pessimo. Tenendoci il paese strutturato, la nostra cultura e vitalità, la nostra industria industriosa, i nostri ricordi e sapori, le nostre migliori relazioni. Ma insieme eliminando senza pietà le scorciatoie, i truffatori (compreso Grillo) , i ladri, i criminali, le escrescenze.

Abbiamo bisogno di nuovi Padoa Schioppa, e non di altri Prodi o Monti, deboli con i forti e forti con i deboli. Abbiamo bisogno di gente che tiri fuori dai caveau svizzeri almeno 50 miliardi di risorse vitali rubate a noi tutti. Abbiamo  bisogno di De Gasperi e non di altri D’Alema. Di ricostruzione, di funzionari pubblici giovani e preparati e non delle cariatidi mafiose tipo Finmeccanica di oggi.

Si chiude l’Italia dei clown, al governo per 32 anni.

Da allora un ciclo si sta compiendo. Mai come ora l’Italia, l’Italia furba e comoda (un tempo la cocca della Cia anticomunista), è stata tanto incastrata. Mai come ora il vincolo estero è stringente, e sta generando un vincolo interno, di disperazione, altrettanto crescente.

Ora è il momento di chiudere il ciclo, ma senza distruggere l’Italia. Anzi cambiando radicalmente paradigma.

Meno escrescenze statali, ma più Stato reale  che ci tolga criminalità, evasione, corruzione e nero. Fino a recuperare il  dovuto 25% del Pil, con amministratori coraggiosamente, rivoluzionariamente sensati. E  quindi programmi di detassazione, di investimento e produzione reali, non finti.

Questo 25% nero, moltiplicato per 32 anni, fa esattamente il deibito pubblico che ci schiaccia.

Non è difficile, si tratta solo di chiudere un ciclo con una rivoluzione. Di governo.

P.s.Non scegliete quindi le truffe di marketing (Grillo e Casaleggio) . Votate per governanti nuovi, credibilmente, completamente e lucidamente nuovi.

 

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Mi spiace che sia Tremonti

 

A dire queste cose ovvie:
«Sono cose che ho scritto nel mio libro e nei miei documenti tecnici e che ora ho letto nel programma del francese Hollande e dei socialisti tedeschi quando dicono che la finanza è una locusta. L’ho sempre detto che bisognava separare l’attività produttiva delle banche da quella speculativa, vietare i derivati, fare gli eurobond…».

 

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L’Euro è spazzatura?

 

Mi fa piacere che si stia instaurando un punto di vista sulla crisi non più dettato dai dogmi del pensiero unico. Guido Rossi ne è oggi un esempio, sul Sole 24 Ore:

È sempre stato estremamente stimolante apprezzare le lucide analisi sulla crisi economica di uno dei maggiori economisti viventi, Paul Krugman, il quale non ha poi mancato oltre che di sottolinearne con sapienza le cause, di indicarne spesso anche le vie d’uscita. L’ultimo articolo di venerdì su Repubblica, dal titolo “L’Europa può salvarsi solo se si libera dell’euro” presenta due argomentazioni. La prima, sull’attuale politica di austerity europea, precisa e indiscutibile; la seconda sul prospettato salvifico abbandono dell’euro, decisamente sbagliata, anche e soprattutto nei riferimenti storici. I suicidi dei disperati europei senza lavoro o degli imprenditori che vedono fallire insieme la propria azienda e la propria vita, sono fenomeni che hanno colpito in modo straziante anche Paul Krugman e l’opinione americana, memore della Grande Depressione. Le conclusioni di Krugman legano questi impietosi suicidi alla determinazione dei leader europei «a far commettere un suicidio economico all’intero continente». A questo porta senza ombra di dubbio la politica di austerity, imposta agli altri Paesi, soprattutto dalla Germania, e dal Leviatano burocratico-tecnocratico del capitalismo finanziario mondiale. E intanto, sulla pessima tenuta dei titoli del debito pubblico italiano, le grandi banche d’affari americane si arricchiscono abbondantemente, come ha dimostrato ieri Il Sole 24 Ore. E così la depressione invade tutti i Paesi europei.

Parole di questo genere, fino a pochi mesi fa, sarebbero state etichettate come di sinistra radicale. Ma le cifre sono ormai sotto gli occhi di tutti. Mettono sotto accusa non solo le grandi banche d’affari anglosassoni, ma anche i supposti regolatori (in primis Mario Draghi, all’uopo nominato e responsabile internazionale del comitato Fmi per le nuove regole finanziarie dopo la crisi del 2008) che non hanno, forse volutamente, combinato nulla.

Di fatto le grandi istituzioni hanno ballato sulla cassa da morto della depressione. Favorendo chi vi ha lucrato sopra, ad ogni occasione possibile.

Ora Bruxelles, se vuole sopravvivere a sè stessa in un’Europa che comincia a dare segni di disintegrazione, deve svoltare. E la vittoria dei socialisti in Francia, spero, ne sarà il catalizzatore.

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708 trilioni di dollari in faccia a Beppe Grillo

Ieri sera ho ascoltato l’alto pensiero di Beppe Grillo, guru del movimento cinque stelle, sull’Italia ormai fallita, fottuta, morta. L’ho ascoltato, dall’alto della sua pedana del tir da tour, dire che non è il caso di comprare titoli di stato italiani, che bisogna mollare l’Euro e con esso l’Europa.

Messaggi eloquenti, dal guru di un movimento a cui si accredita una rapida crescita di consensi elettorali.

Stanno proprio così le cose, cari Grillo & Casaleggio?

Consiglio a Grillo un’attenta lettura di questo articolo di Alessandro Plateroti, che di finanza e speculazione un po’ se ne intende.

Prendiamo il caso delle banche americane e del loro comportamento speculativo nei confronti dei titoli di Stato europei: ebbene, se le nuove norme approvate dal Parlamento europeo sulla vendita allo scoperto dei Credit default swap sui titoli sovrani avessero già dei regolamenti attuativi, Morgan Stanley e le altre banche Usa non avrebbero potuto speculare su Bonos e BTp. Per avere quei regolamenti bisognerà attendere ancora a lungo: alla luce del ritardo nelle consultazioni, l’obiettivo di fine 2012, sostengono già gli operatori, non potrà mai essere rispettato.

E così la bolla torna a gonfiarsi: i derivati finanziari Over the counter (Otc), cioè quelli negoziati fuori dai mercati regolamentati e tenuti fuori bilancio, nel primo semestre del 2011 sono aumentati in modo stratosferico. Il valore nozionale totale ha raggiunto 708 trilioni di dollari con un aumento del 18% rispetto ai livelli calcolati a fine dicembre 2010! In sei mesi, quindi, le operazioni in derivati sono aumentate di 107 trilioni, cioè di 107.000 miliardi di dollari: invece di mettere un freno al mercato, sono stati superati tutti i record. E si ricordi che alla vigilia della grande crisi, a giugno 2008, il totale Otc aveva raggiunto la vetta di 673 trilioni di dollari.

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Nb: 708 trilioni di dollari equivalgono a oltre 10 volte il Pil mondiale.

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Dall’articolo di Plateroti si evince che un pugno di grandi speculatori internazionali, con sede a Wall Street, stanno facendo il bello e cattivo tempo, con un mostruoso mercato di derivati sui nostri titoli di stato, in  assenza di qualsiasi regolazione europea. Che, guarda caso, è stata proposta ma è frenata (da qualche lobby, putacaso anglosassone e soggetta a Wall Street e alla City?).

È chiaro che questa nuova ondata speculativa – e il ritardo nelle regole – è una manna per gli operatori e gli speculatori della City e di Wall Street. Che nel ritardo delle regole, hanno accelerato il loro processo di concentrazione e di controllo del potere finanziario. Se nel 2009 le cinque maggiori banche americane detenevano l’80% di tutti i derivati emessi negli Usa, oggi 4 banche (JP Morgan Chase, Citigroup, Bank of America e Goldman Sachs), ne detengono il 94% del totale.

Proprio l’Europa che ci impone manovre pesanti poi non sa proteggerci dai mammasantissima di mercati finanziari ormai da rapina. Di cui siamo ormai palesemente vittime designate.

Allora, alla luce di quello che dice, cifre alla mano, Plateroti sarebbe necessario l’esatto opposto di quello che dice Grillo.

Isolarsi dall’Europa, uscendo dall’Euro, come lui sostiene (e purtroppo non è il solo) equivarrebbe al suicidio. A una devastante depressione, pagata in primis dalle giovani generazioni. Il punto è opposto: stare attivamente in Europa e di qui nel G20 per ottenere una regolazione dei mercati finanziari, autentiche bombe speculative (si vedano le cifre) che minacciano tutti, oggi paesi europei “deboli”, domani anche “forti” (si vedano i timori sulla Francia e ora persino Olanda).

Intensificare la nostra azione in Europa per ottenere regole finanziarie decenti, quindi. Andare alla guerra aperta con le lobby dei derivati. E prendere atto che il 90% del nostro problema non è industriale ma è finanziario, come facile target della speculazione, e che non siamo affatto falliti.

Siamo solo vittime accuratamente disarmate di una banda di vampiri. E chi distorce questa verità, a suo uso e consumo politico, ha gli stessi identici canini.

In definitiva: Beppe Grillo  aiuta, con le sue tesi ignoranti sull’Italia fallita e sull’uscita dall’Europa, a generare un clima politico e culturale di depressione utile al nostro spolpamento. Lui, Casaleggio e tutto il suo movimento 5 stelle (a meno di una radicale correzione di rotta)  hanno pertanto sulla coscienza chi oggi crolla e si suicida.

 

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Structural coupling

Piaccia o meno, a Napolitano, a Monti e agli altri abitanti del Palazzo, i mercati ci vedono strutturalmente accoppiati alle vicende di Madrid.

Pur avendo famiglie in buona parte patrimonializzate, banche non al collasso da debiti, e una base industriale ancora esistente (non si sa per quanto però) ci considerano come la Spagna. Gli speculatori però usano le debolezze e le fragilità comuni, e non indulgono in sottili differenziazioni e analisi raffinate. Se una vendita allo scoperto sui titoli italiani ha senso e spazio, magari per un evento negativo riguardante banche spagnole, procedono su tutto il terreno.

Il problema chiave oggi è come disaccoppiarci da Madrid, con il suo insostenibile debito aggregato al doppio del Pil.

Monti in gennaio, con il suo indubbio salto di qualità politico, per qualche tempo sembrava esserci riuscito.

Oggi è il momento di un secondo salto di qualità politico, ancora più ambizioso (e per alcuni aspetti di segno opposto, non recessivo). Ma richiede, di necessità, un profondo cambiamento di classe dirigente.

Altrimente resteremo legati alla macina da mulino che a Madrid affonda.

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